Cerca il padre inglese ma le lettere spariscono

«Se fosse per le poste, avrei già perso la speranza di conoscere il volto del mio padre naturale. Tutte le lettere che ho spedito in Inghilterra, dove lui è vissuto, sono infatti sparite nel nulla. Non so neppure se sono arrivate». C'è più sconforto che rabbia nelle parole di Anna Maria D., la cui vicenda personale ha i contorni di un vero e proprio romanzo giallo. Con quattro protagonisti: lei, il padre che non ha mai conosciuto, l'ufficio postale di Genova Voltri da dove sei mesi fa ha spedito le raccomandate, e il giudice inglese che oggi la sta aiutando nella complicata impresa di risalire all'identità paterna. Tutto inizia nel dopoguerra quando Anna Maria viene a sapere dalla nonna che il suo vero papà era un militare inglese, tal Victor Colgate, conosciuto da sua mamma a una festa durante l'occupazione di Trieste. Victor aveva un fratello mentre il padre lavorava per le forze dell'ordine inglesi. Anna Maria a quei tempi era una bimba di otto anni. Le ricerche vere e proprie iniziano molto più tardi: alla morte del padre putativo nel 1983. Quello naturale - Victor - muore otto anni dopo. Ma ciò non ferma le indagini della donna che nel frattempo si è sposata e trasferita a Genova dove ha due figli.
Sono loro, in tempi recenti, a scoprire su Internet l'esistenza di tre uomini col cognome del «presunto» nonno materno: Colgate. Il 23 agosto scorso Anna Maria si reca alle poste di Genova Voltri e spedisce tre raccomandate con ricevuta di ritorno (4.10 euro ciascuna), indirizzate rispettivamente a M. Colgate, S. Colgate e R. E. Colgate per sapere da loro se erano parenti di Victor o in qualche modo lo conoscevano. E qui entrano in gioco le poste. «Ebbene - scandisce la donna - oggi non sappiamo ancora che fine abbiano fatto quelle lettere perché di nessuna abbiamo ricevuto la cartolina di ritorno. Non abbiamo saputo più nulla». Non è finita perché a metà novembre Anna Maria, non avendo più notizie delle sue raccomandate, torna allo sportello di Voltri insieme al figlio per compilare tre moduli di reclamo, uno per ogni lettera «sparita». Il 24 novembre l'ufficio centrale dei reclami di Roma scrive alla signora che «abbiamo provveduto a trasmettere una richiesta d'informazioni a Londra. L'amministrazione estera deve comunicare l'esito delle ricerche entro 60 giorni dal ricevimento del modulo». Ma sono sono passati più di due mesi e nessuno si è fatto sentire. Basta così? Non basta no. Il call center delle poste italiane interpellato un paio di volte da Anna Maria a inizio febbraio, la lascia di stucco: «Cara signora a noi risulta che lei abbia presentato una sola lettera di reclamo». E le altre due? Mistero. Dodici euro spesi inutilmente, a quanto pare. Stessa versione dei fatti all'ufficio postale di Voltri dove risultano tre raccomandate registrate sul foglio di partenza e una sola lettera di reclamo compilata. Sia quel che sia, alla donna non è arrivata nessuna cartolina di ritorno. Fortuna per Anna Maria che i suoi figli l'estate scorsa abbiano conosciuto in vacanza un giudice inglese (l'ultimo protagonista dell'intricata vicenda) con moglie avvocato. L'uomo prende subito a cuore la storia e compie le sue scrupolosissime ricerche sul posto, scoprendo alcune cose interessanti. Che Victor Colgate aveva 4 fratelli, (un maschio di nome Arthur e tre femmine) e viveva a Croydon, non distante da Londra. Il giudice prende carta e penna e scrive alla Betfor Association (che raccoglie i veterani brittanici d'Inghilterra) perché nel 1945 Victor Colgate era stato ricoverato all'ospedale militare di Trieste in seguito a un attacco di febbre. Per ora nessuna risposta. Neppure dai (presunti) fratelli di Victor, al quale il giudice ha scritto recentemente per avere notizie e delucidazioni. Ma le ricerche non si fermano. Anna Maria vuole andare fino in fondo: «Ho intenzione di chiedere la prova del Dna sui resti di mio padre o sui suoi famigliari». Poste permettendo.