Cerca di saltare sull’auto del Papa. Paura in Vaticano

La jeep era scoperta, l’uomo è stato fermato in tempo. Il giudice della Santa Sede: "Uno squilibrato, si sentiva il nuovo Messia"

Roma - Si è tuffato a corpo morto sulla Papamobile, lanciandosi dalle transenne di piazza San Pietro, riuscendo ad aggrapparsi per qualche istante alla coda del veicolo che trasportava Benedetto XVI nonostante il placcaggio del comandante delle Guardie svizzere e di tre gendarmi vaticani. Le immagini dell’«assalto», riprese dalla tv (guarda il filmato), hanno fatto il giro del mondo: il ragazzo, un tedesco di 27 anni, con pantaloncini neri, maglietta rossa e un berretto da baseball beige, è stato rapidamente sopraffatto dal servizio di sicurezza e dalle Guardie svizzere, mentre il Papa, impassibile, ha continuato a benedire sorridente la folla che riempiva il colonnato per l’udienza settimanale. Impossibile non ripensare all’attentato avvenuto nello stesso luogo 26 anni fa, quando il turco Ali Agca, allora 23enne, proprio in occasione di un’udienza generale del pontefice, sparò due colpi di pistola contro Giovanni Paolo II, ferendolo gravemente all’addome.
Meno bellicose le intenzioni del 27enne, che tra l’altro non era armato. Il ragazzo non voleva attentare alla vita del suo celebre connazionale, ma «fare un gesto dimostrativo, quasi come se si sentisse un profeta e volesse dare un messaggio messianico di esaltazione al mondo», ha spiegato il direttore della Sala stampa del Vaticano, Federico Lombardi. E sono bastate le prime domande del giudice unico del Vaticano, Gianluigi Marrone, che l’ha interrogato subito dopo che le guardie l’avevano fermato, per capire che il giovane tedesco soffre di gravi problemi psicologici. Tanto che, accertata la sua inoffensività, il 27enne è stato immediatamente ricoverato in una clinica psichiatrica romana e sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio. «Ce l’hanno suggerito gli psichiatri che l’hanno visitato - racconta il giudice Marrone - e hanno diagnosticato uno stato di alterazione di livello patologico, indicando come fondamentale un trattamento immediato di ricovero ospedaliero». «È arrivato in città martedì - continua Marrone - e ha tenuto a precisare che il suo gesto non era rivolto contro il Papa. Ma dal tenore delle sue frasi era evidente che fosse in preda a un delirio, a un’esaltazione religiosa, quasi messianica». La cosa più inquietante della vicenda, probabilmente, sono gli interrogativi sulle misure di sicurezza adottate in piazza San Pietro. È ancora il giudice Marrone a ricordare come «ci sia sempre un margine imponderabile», anche se, ammette, «va certamente analizzato il fatto che abbia usato le transenne, una misura di sicurezza, per slanciarsi sul pontefice: se necessario dovremo mettere a punto ogni più idonea misura».
Dal punto di vista giuridico, invece, il 27enne è diviso tra due Stati. «Non avendo il Vaticano una struttura sanitaria psichiatrica autonoma - conclude Marrone - di fronte all’esigenza cogente del ricovero, ormai il ragazzo è passato alla competenza territoriale dello Stato italiano. Così la questione diventa più complessa, ma la magistratura vaticana non ha chiuso il caso: si tratterà di lavorare in stretto collegamento con le autorità italiane, ma non sarebbe la prima volta».