In cerca della sepoltura del nonno prigioniero

Alla ricerca della tomba del nonno nel cimitero italiano di guerra di Francoforte. Nessuna indicazione, nessun tricolore e 4788 lapidi che diventano un labirinto dell'anima. Una brutta storia che racconta Lorenzo Martinelli, uno dei promotori del recupero, a luglio, dei resti di militari tedeschi e italiani dalla foiba di Campastrino a Riccò del Golfo, La Spezia. Lui se l'era ripromesso di andare in Germania ad onorare la memoria del nonno Carlo Spera, ucciso nel tentativo di fuggire da un campo di prigionia inglese e sepolto in uno dei 23 cimiteri italiani di guerra che ricadono sotto la tutela del Ministero italiano della Difesa, Onor Caduti. Vuol raccontare a sua madre, figlia di Carlo, dov'è sono i resti di quel padre che non ha mai fatto ritorno.
Martinelli ci arriva con la moglie a Francoforte, gli hanno detto che il caduto Spera sta nel riquadro «O», fila 6, tomba 5: «È mattino presto, ci troviamo in un grandissimo prato circondati da migliaia di lapidi e senza uno straccio d'indicazione - riferisce Martinelli - Chiediamo ad alcuni giardinieri senza successo, tentiamo a caso, niente. Poi l'idea di telefonare al Consolato Italiano a Francoforte: l'addetta neppure sa del cimitero, ma mi ricontatta per suggerirmi di fare una ricerca negli uffici del comprensorio cimiteriale».
La moglie resta ad onorare i caduti, lapide dopo lapide, in attesa di nonno Carlo, fino al ritorno di Martinelli, ore 13.30, con l'indicazione per il famoso riquadro «O». Lo trovano, pregano, depongono un fiore e omaggiano le restanti lapidi. «All'interno del sacrario c'è una croce con un altare e tre pennoni portabandiera - insiste Martinelli - ma nessun tricolore sventola per ricordare e onorare questi nostri morti».