Cercasi dottori disperatamente: è emorragia di camici bianchi

La fine di un mito: stop anticipato per tre fiction, la figura del medico non conquista più
il pubblico. E nel mondo reale è allarme vocazione: l’anno scorso 1600
iscritti all’albo in meno

«Sono diventato medico per curare le malattie, non i malati». Vi fareste mettere le mani addosso da un dottore che si presenta con una frase del genere? Probabilmente no. Eppure il medico che l’ha detta è diventato il più popolare del mondo. È anche per battute ciniche come questa che il Dr. House è amato da tutti, dalla casalinga di Voghera all’intellettuale snob. La serie tv che porta il suo nome è la punta di diamante di una stagione che ha visto proliferare le serie tv ambientate in ospedale. Una stagione che sembra essere avviata a un inarrestabile tramonto. Nelle scorse settimane, tre fiction mediche prodotte in Italia, una dietro l’altra sono state interrotte da Rai e Mediaset per gli scarsi ascolti. L’ultimo caso il 24 ottobre con «Terapia d’Urgenza». Raidue ha trasmesso solo otto puntate su 18 previste. Davanti allo schermo solo il 6-7% dei telespettatori, sceso al 5,8 nell’ultimo episodio, quando la rete ha deciso che era meglio fermare il bagno di sangue. Ma nell’elenco delle serie abortite ci sono anche «Crimini bianchi» e la sitcom «Medici miei» con Enzo Iacchetti e Giobbe Covatta.

Per la tv non è un dramma, vuol dire che gli sceneggiatori si butteranno su qualche altro filone. Il problema è che mai come stavolta, il sintomo televisivo potrebbe riflettere una malattia della realtà. Perché proprio come il momento di fama globale degli uomini col bisturi per fiction s’era accompagnato a un momento di popolarità per i medici veri, così lo share in calo si sta riflettendo a cascata su un picco di impopolarità per la professione di Ippocrate. Nel 2007 il numero dei medici iscritti all’Albo nazionale è calato di 1567 unità. E il calo di vocazioni si riflette soprattutto su quella che era la figura di punta della categoria: il chirurgo. In un momento in cui è difficile dire di no a un lavoro, si sono verificati casi di concorsi per posti in chirurgia andati deserti in tutto o in parte nel Nordest, come ha raccontato il Gazzettino, che segnala per il 2008 un fabbisogno di 472 chirurghi in Veneto e 190 in Friuli. Ed è soprattutto il futuro che preoccupa, visto che ci sono scuole di specializzazione con una grande tradizione che, per alcune branche, fanno fatica a coprire il numero dei posti a disposizione. Una delle specialità più carenti di vocazioni è ortopedia: nella scuola di specializzazione a Firenze, tre posti su cinque sono rimasti vacanti. E in futuro, il pensionamento di tanti medici ormai prossimi alla soglia del meritato riposo, sembra destinato a far suonare l'allarme ancora più forte.

Da dove viene il calo di vocazioni? Se chiedi ai diretti interessati, sulla causa numero uno c’è l'unanimità: l’assalto giudiziario contro gli errori in sala operatoria. Con 30mila cause contro i medici promosse lo scorso anno in Italia, la «medicina difensiva» è diventata la specialità più praticata dagli addetti ai lavori. «Ci sono due tipi di conflittualità, quella truffaldina e quella onesta - spiega Maurizio Maggiorotti, presidente dell’Amami, Associazione dei medici ingiustamente accusati di Malpractice, che è arrivata a contare oltre 25mila iscritti -. Con il “patto di quota” lite introdotto dalla legge Bersani, si sono moltiplicate le associazioni che offrono assistenza legale in cambio di una fetta del risarcimento, generando una corsa al tribunale con lo scopo di far soldi alle spalle dei medici. Nei casi onesti invece bisogna distinguere tra gli errori reali e quelli interpretati come tali per un eccesso di aspettativa». Insomma proprio il Dr. House, che difficilmente sbaglia un colpo anche in casi complicatissimi, ha reso popolari i medici, ma ha anche creato l’illusione dell’infallibilità.