Cercasi punti in regalo disperatamente

La festa della mamma di tutte le partite finisce a un centimetro dalla linea di porta. E lì il mondo granata si è diviso tra due donne, entrambe rigorosamente madri: Eva e la Madonna. Ma anche tutt’e due. Una citazione nella contumelia delle 17.40 se l’è beccata Morganti per l’ennesima porcata arbitrale del gol annullato a Barone; e quel somaro di Calderoni, peraltro pure bravo fino al maldestro intervento su Osvaldo. E persino Sereni, che ieri quel rigore di quel dannato gobbo rossoblù l’avrebbe parato sicuro. Ma le loro mamme le ho risparmiate, ché quel meraviglioso e antico mestiere l’avevo già evocato abbastanza. Ora però sono volatili per diabetici. La salvezza del Toro è un complicato affaire sull’asse Napoli-Genoa-Roma. Tre squadre che avrebbero meritato sorti migliori e che fortunatamente incrociano il Toro senza nulla a pretendere, come direbbe Totò. In data odierna siamo salvi, e questo pesa sul morale. Per farla facile, basta scimmiottare i risultati di chi ci sta dietro. Pareggiare (o magari vincere a Napoli) sperando che Bologna e Lecce si facciano del male da sole pareggiando. Vincere coi rossoblù in casa e giocarsi tutto all’Olimpico di Roma. Le mie tabelle sono carta straccia, le alchimie matematiche opinabili come certi risultati di fine campionato. Ma la stagione, nel suo disgraziato incedere, ha ancora qualcosa da insegnarci. Come vincere in trasferta, ovviamente ladrando. E come abbattere a pallettoni i troppi gufi che aleggiano sulle nostre macerie.