Cerchi una guida turistica e trovi un Joyce norvegese

«Tipico dei finlandesi, denti sanissimi», annuncia trionfante la bella signora (antropologa?, etnologa?) nello spot di quelle gomme da masticare in cui un pennellone biondo sui vent’anni viene catturato come un alce grazie a una freccia con sonnifero che lo colpisce in una chiappa. In modo tale che la signora possa verificare, senza essere morsicata, lo stato di canini e incisivi. A parte i denti sanissimi (sui quali ci permettiamo di dubitare, essendo lecito - anzi, doveroso - dubitare del contenuto di qualsiasi spot), che cosa è tipico dei finlandesi?
Se volete saperlo, non leggete Tutto sulla Finlandia di Erlend Loe (Iperborea, pagg. 234, euro 14, traduzione di Giovanna Paterniti, da domani in libreria). In compenso, se lo leggerete, apprenderete che Loe è un ottimo scrittore. Lo confermano i suoi precedenti romanzi pubblicati in Italia: Naif.Super e Doppler. Vita con l’alce. Norvegese di Trondheim, nato nel ’69, Loe impiega anche questa volta lo strumento più a portata di mano di ogni artista: l’io narrante. Ma lo usa non per una banale letteratura «ombelicale», chiusa nel recinto dell’introspezione. Certo, anche il protagonista di Tutto sulla Finlandia, come quello dei precedenti lavori, è un tipo problematico... Tuttavia non assume contorni da personaggio bermaniano (tanto per restare in Scandinavia). Joyciano, piuttosto, immerso suo malgrado nel flusso di coscienza. Perché suo malgrado? Perché la cosa che maggiormente odia, lui, nordico e dunque per natura acqueo, nevoso, ghiacciato, è proprio l’acqua. «Maledizione, ecco che mi tocca muovermi, viaggiare, non mi piace viaggiare, viaggiare è cambiamento, è acqua, è fluire, e adesso mi tocca partire per la Finlandia per colpa di una misera brochure \».
Ha accettato l’incarico di scrivere una guida della Finlandia. Ma in Finlandia non è mai stato. Né mai ci andrà, se possiamo azzardare una previsione. Così raccoglie qua e là informazioni su quel Paese. «Ci sono 187888 laghi in Finlandia, scrivo nella brochure. E ci sono 5132000 finlandesi. Il che significa 27,3 finlandesi per lago». La Finlandia è la musica di Sibelius (troppo fluida). Sono i ragazzi alcolizzati (troppo birrosi). È l’aspic, cioè quel piatto in cui il brodo, parzialmente solidificatosi in gelatina, contiene carne, frutta, verdura, pesce (troppo brodoso). La Finlandia, insomma, è acqua e poco altro. Acqua che sfugge via da tutte le parti. Mentre lui, il Nostro eroe che vive a Oslo, aborre il cambiamento, ama le cose solide, immutabili. Così, quando, per la terza volta in un anno, la sua auto, parcheggiata nel posto sbagliato, finisce nel purgatorio della ditta Falken, addetta alle rimozioni, è per lui una tortura andare a riprendersela.
Ma si dà il caso che alla Falken lavori una bella impiegata (bella come la Lise di Naif.Super, bella come la moglie di Doppler...). E si dà il caso che l’amore sia la cosa più acquosa di tutte, la più fluida e instabile. Ne consegue che, come farebbe un adolescente (i protagonisti di Loe sono uomini-adolescenti, uomini persino un po’ bambini nella loro ingenuità e profondità), il finto esperto di Finlandia lascia per la quarta volta l’auto in sosta vietata allo scopo di rivederla e attaccare discorso. Si dà poi il caso che la ragazza sia La Sorella (lui la chiama proprio così: La Sorella) di un ragazzino, Bim, il quale non fa che leggere, passare ore e ore alla playstation e frequentare cattive compagnie. Ecco dunque formarsi una specie di famigliola (simile a quella di Naif.Super con Børre e Lisa e di Doppler con la moglie e i due figli ufficiali), i cui componenti, sospesi come figurine chagalliane nel cielo, vagano alla ricerca di certezze. Nemesi vuole che il Nostro eroe, per i begli occhi della Sorella, sia chiamato a fare i conti con roba molto fluida. Prima, per riportare a casa Bim, fuggito a pescare salmoni con un gruppo di skinhead, risale un fiume in canoa. E poi partecipa a una maratona in rappresentanza della Falken, correndo con la vescica che sta per scoppiargli.
E la Finlandia? La Finlandia vada al diavolo. Con il suo Sibelius, i suoi alcolizzati, i suoi laghi e il suo aspic. Perché a furia di cercare il cambiamento «ci perdiamo nei nostri sogni e ci riduciamo, come mi sto deperendo io, in solitudine e acqua, una parte di solitudine e cinque parti di acqua, come lo sciroppo nel succo di frutta, le stesse percentuali del succo di frutta, al diavolo il succo di frutta».