"Cerchi nel grano? Il caso è chiuso Ora tocca a san Gennaro..."

Vent’anni fa nasceva il "Cicap", l’associazione di scienziati
ultrascettici. Polidoro: "Abbiamo smascherato 200 tra finti guaritori,
enigmi archeologici e complotti"

I cerchi nel grano? La burla di un gruppo di amici inglesi che sono soliti ritrovarsi in un pub la sera prima del blitz per decidere modi e luoghi dell’azione. Con l’aiuto di un bastone, delle corde e un paio d’ore di tempo realizzano qualsiasi disegno. Hanno anche costituito un club, in puro stile british. Poi il cerchio si è allargato ad altri Paesi, Italia compresa.
Le Madonne che lacrimano? Serve una statua di gesso impregnata all’interno di acqua, una minuscola incisione vicino all’occhio dalla quale trasuda l’umidità, un pigmento rosso e un clima devozionale che favorisca la suggestione. La fede fa il resto.
Gli enormi «ragni urlanti», in grado di saltare un metro d’altezza e di attaccare anche un uomo, le cui foto-shock scattate dai marines americani in servizio in Irak fecero il giro del mondo? Dei grossi insetti diffusi nei deserti mediorientali, ben noti agli entomologi, fotografati uno aggrovigliato all’altro e molto vicini all’obiettivo: l’effetto è mostruoso.
Il famigerato Triangolo delle Bermude evocato da Charles Berlitz con il suo libro-culto nel 1974? Una delle vie commerciali più affollate al mondo, dove le percentuali di sparizione sono insignificanti se esaminate nel complesso: quando qualcuno si è messo a incrociare fonti, documenti e testimonianze si è accorto che delle centinaia di navi «misteriosamente affondate» molte non sono mai esistite, molte sono naufragate in altre acque e le rimanenti poche hanno avuto qualche danno per normali cause fisiche o meccaniche. Del resto - e basterebbe questo a diradare le nebbie misteriologiche dal Triangolo maledetto - le statistiche degli scrupolosi Lloyd’s di Londra attestano che la zona delle Bermude non è né più né meno pericolosa di qualsiasi altra dell’oceano.
«Chi non ammette il mistero non può essere neanche uno scienziato». Lo diceva Albert Einstein. I membri del Cicap, il Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale, fondato esattamente 20 anni, è composto da alcuni dei più prestigiosi scienziati del Paese: da Rita Levi Montalcini a Margherita Hack, da Umberto Veronesi a Tullio Regge, da Edoardo Boncinelli a Carlo Rubbia. Più un piccolo esercito di biologi, fisici, chimici, archeologi, medici, psicologi. Tutta gente che il mistero lo ammette anche. Ma soltanto dopo attente indagini e verifiche. E su ciò che rimane restano comunque scettici. La loro missione è controllare i (presunti) fenomeni paranormali buttati troppo disinvoltamente in pasto alla gente. Ghostbusters in camice bianco a caccia di maghi, astrologi, fachiri, medium, guaritori. E poi guru, veggenti, santoni: ossia i «maestri» del paranormale religioso. Ultimamente il campo - a detta di molti esperti - più «suggestivo» e pericoloso.
«La scienza ha bisogno di prove certe, la pseudoscienza si accontenta dei trucchi. E noi li sveliamo». Massimo Polidoro - oggi impegnato quarantenne e stimato segretario nazionale del Cicap, ieri giovane sfaccendato che sognava di possedere i poteri magici di Houdini e Uri Geller - di trucchi nella sua professione di «detective del mistero» in cerca dell’incredibile ne ha scovati parecchi. «Da piccolo, mentre i miei amici vedendo Silvan si chiedevano se anche loro potevano fare le stese cose, io invece mi domandavo se era davvero possibile farle. E non ho mai smesso di cercare una spiegazione logica per tutti gli eventi irrazionali nei quali mi sono imbattuto». A insegnargli come far luce sul mondo dell’occulto, in ossequio alla regola secondo la quale i più bravi a scoprire i soldi falsi sono gli ex falsari, è stato James Randi, uno dei più noti illusionisti del Novecento «convertitosi» al razionalismo, da anni paladino delle crociate scientifiche contro magie&affini. Polidoro lo conobbe a Roma, a metà anni Ottanta, mentre era ospite in una trasmissione Rai. E grazie all’aiuto di Piero Angela, che gli fece avere una borsa di studio, il giovane Polidoro seguì Randi in giro per gli Stati Uniti per quasi due anni, come assistente personale. Aiutandolo a smascherare rabdomanti, sensitivi, fantarcheologi e ufologi. «Mi ha insegnato a vedere dove tutti gli altri non vedono».
Tornato in Italia, dopo la laurea in psicologia, Polidoro insieme con Piero Angela e a un gruppo di scienziati fonda il Cicap, un acronimo che non casualmente ha un suono simile all’inglese check-up: «controllo». È il 1989, e tre anni prima negli Stati Uniti era nato il Csicop, oggi Csi, Committee for skeptical inquiry: «Comitato per l’indagine scettica». Sono i «colleghi» del Cicap che hanno fatto scomparire il finto sensitivo Uri Geller, che hanno scandagliato (a vuoto) il Loch Ness, che hanno fatto ritornare la memoria all’acqua (ricordate la scoperta-scoop di Jacques Benveniste pubblicata nel 1988 su Nature secondo la quale l’acqua conserva «memoria» delle molecole in essa disciolte? Un falso mito dell’omeopatia...), che hanno fatto saltare in aria con prove balistiche e ingegneristiche la teoria del complotto sull’attentato alle Torri Gemelle...
Da parte sua, il Cicap - partito vent’anni fa occupandosi di parapsicologia, tavolini che ballano, Ufo e telepatia mentre oggi se la deve vedere più che altro con false terapie mediche, teorie della cospirazione e leggende metropolitane - ha risolto almeno 200 casi: ha spento il mistero dei fuochi di Caronia (i fenomeni di autocombustione verificatisi nel paesino siciliano nel 2004 furono in realtà incendi dolosi); ha spiegato alla famiglia Gargiulo balzata agli onori della cronaca nel 1989 che a mettere a soqquadro la casa non erano spiriti maligni ma il loro pestifero figlio Mirko, prontamente ribattezzato «Poltergeist» dalla stampa; ha smascherato in diretta televisiva i finti guaritori filippini che invece di calcoli e tumori dalla pancia dei fiduciosi malati estraevano interiora di gallina; ha spiegato che lo scheletro risalente al Medioevo ritrovato con una pietra in bocca, due mesi fa, nella Laguna di Venezia, non appartiene a una «Donna Vampiro», come titolarono i giornali, ma a una donna sepolta da qualcuno che la credeva un vampiro: che non è esattamente la stessa cosa.
Quando arrivano «quelli del Cicap», misteriosamente, i misteri svaniscono. Le energie psicocinetiche si spengono. I poteri magici si smorzano. Le profezie si arrestano al giorno appena passato. Mentre per il futuro c’è tutto il tempo per indagare sui rimanenti enigmi dell’aldiquà (ad esempio, curia di Napoli permettendo, Polidoro aprirebbe volentieri l’ampolla con il sangue di San Gennaro per un’accurata indagine chimica...) e, soprattutto, dell’aldilà. Anche se in questo caso «la risposta giusta non la sapremo mai e proprio in questo mistero sta tutto il suo fascino, tante saranno le risposte degli uomini». Una frase detta da Carlo Rubbia. Che è un socio del Cicap.