Il "cerchio magico" fa quadrato per paura di finire sotto processo

Al consiglio federale il caso Tanzania. Trema Belsito. L'ira di Rosi Mauro contro i nemici

I numeri saranno degni di Pontida: tanto per dare le misure, basti pensare che dalla piccola Liguria oggi all’alba partiranno diconsi otto pullman. Senza contare chi la Lega magari non l’ha mai votata, ma oggi sotto alla Madonnina urlerà più forte dei militanti, a partire dalle delegazioni di tassisti che hanno promesso la partecipazione con fischietto d’ordinanza. Lo slogan per la manifestazione contro il governo l’hanno preso in prestito da Bertold Brecht: «Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere». E c’è da credere che si farà un baffo, l’orda padana in marcia su Milano, dei manifesti con cui il mondo antagonista ha tappezzato la città, un divieto di accesso per un Bossi disegnato come un alieno.
Appuntamento alle 10 in piazza Castello, non senza qualche ansia. Non sarà una manifestazione qualunque, quella di oggi. Proprio come accadde nell’ultima Pontida, quella che per la prima volta vide il «sacro prato» invocare «Roberto Maroni premier», ciò che dirà la piazza sarà un segnale di cui i vertici non potranno non tenere conto. Che l’incendio sia spento dopo l’abbraccio fra Umberto e Bobo a Varese è utopia. Basti la benzina che, proprio il giorno dopo, la velina verde ha gettato sul fuoco. Dopo settimane di silenzio, il sito web cerchista è tornato a bombardare Maroni, tacciandolo come un disonesto e concludendo con un: «Sei il Fini della Padania! Giuda in confronto non era nulla, parricida!».
Così, fra cerchisti e maroniani andrà in scena una sorta di guerra di posizionamento. I primi avrebbero organizzato una tattica in stile Gladiatore: «Al mio segnale scatenate l’inferno». L’idea è piazzarsi sotto il palco e urlare «Bos-si! Bos-si!» appena Maroni prenderà la parola, con l’obiettivo di aizzare i «Bobo-boys». Non a caso la parola d’ordine dei maroniani è low profile, o «stiamo schisci» per dirla alla lùmbard, con un dirigente meneghino. Ragionamento tattico: Maroni ha segnato un punto a suo favore nella lotta al cerchio magico, con il cambio al vertice del gruppo della Camera fra Marco Reguzzoni e Gian Paolo Dozzo, grazie al veto ai suoi comizi che ne ha fatto un martire scatenando in poche ore la reazione delle sezioni. «Adesso - confida un maroniano - non dobbiamo commettere lo stesso errore, trasformando i cerchisti in martiri agli occhi di Bossi».
Tanto più che subito dopo il corteo si terrà il consiglio federale, ed è questa la vera partita del giorno. All’ordine del giorno, oltre ai congressi, soprattutto la partita finanziamenti, per fare chiarezza su quei 10 milioni di euro investiti fra Tanzania, Cipro e Norvegia. Nel mirino il segretario amministrativo federale Francesco Belsito. Il tesoriere si è difeso sulla Padania: «Fondi investiti in Tanzania non ce ne sono, si è trattato di un passaggio tecnico. Non ci sono fondi occulti, né operazioni spericolate», mentre i cerchisti hanno accusato i maroniani di aver costruito la notizia a uso e consumo dei giornali. Intanto però, il timore è che il consiglio federale si trasformi in un processo al Cerchio. In questa chiave è stata letta l’autodifesa di una Rosi Mauro di solito silente, che ieri invece era scatenata: «Non sono un’approfittatrice, sto con Bossi da 25 anni». In ogni caso l’uno a zero di Bobo ormai è segnato, e tanto basta: «Vedrete che la montagna partorirà il topolino, a pagare per tutti sarà solo Reguzzoni», dice un maroniano. In piazza contandosi, allora. I Bobo boys un segno distintivo lo avranno: un braccialetto bianco con su scritto «Barbari sognanti», richiamo allo scrittore irredentista Scipio Slataper caro a Maroni. In piazza Duomo come sul Carso.