Il cerchio si stringe attorno all'omicida

Una girandola d’interrogatori e, subito dopo una raffica di perquisizioni per tutta la notte. Decine di militari nelle case degli amici e dei conoscenti del marocchino ventiquattrenne, residente a Senago assassinato sabato sera sul piazzale del distributore di benzina a Paderno Dugnano. Nelle ultime 24 ore carabinieri della compagnia di Desio e quelli del reparto operativo di Monza non si sono fermati un istante. E anche per questo, alla fine, sembra prevalere l’ottimismo.
Per risolvere il giallo gli inquirenti stanno tenendo sotto pressione il giro dei frequentatori della vittima. Adesso tutto torna nella ricostruzione dell’omicidio che sembra proprio maturato per un regolamento di conti. Manca, in ogni caso il movente.
L’extracomunitario alla guida della sua Fiat Punto, assieme ad un amico seduto a fianco si è fermato alla stazione di servizio per fare carburante. Proprio in quel momento è transitato sulla Statale dei Giovi l’assassino che ha intravisto lo straniero. Di scatto ha innestato la retromarcia ed è arrivato avanti al marocchino. L’uomo appena si è reso conto della situazione, ha mollato l’auto davanti alla pompa ed ha cominciato a scappare. Voleva cercare un improbabile riparo all’interno dell’autolavaggio. Un particolare che «racconta» almeno una cosa: la vittima conosceva bene il suo carnefice.
In ogni modo gli uomini del colonnello Alfonso Manzo non sono alle prese con un omicidio premeditato. Studiato e preparato in precedenza con fredda lucidità. Un delitto anomalo. L’assassino, albanese o d’origine slava, comunque sia, ha inferto le due coltellate con rabbia. Forse si è trattato di una vendetta dovuta ad una vecchia ruggine: un torto finito con il feroce omicidio. Forse doveva salvare la faccia per far capire che nessuno poteva permettersi di non temerlo.
Probabilmente in zona tra Paderno Dugnano e Senago, negli ambienti dei piccoli balordi che non campano certo grazie alle opere pie, c’è chi sa tutto su questa storia d’odio e di sangue. Ma la verità e i retroscena, si nascondono dietro un muro d’omertà difficile da demolire. Seppure con il passare delle ore perda consistenza, i carabinieri non hanno ancora archiviato definitivamente l’ipotesi che tra l’omicida e la vittima ci sia stata una casuale discussione degenerata con le due micidiali coltellate mortali.