Cereali, tortellini e riso sfusi: così si risparmia sulla spesa

A Cinisello il cibo non confezionato costa il 30% in meno. Il direttore
del self discount: «La gente si regola in base al proprio budget»

Il signor Muhammed si avvicina alla bilancia con il suo sacchetto pieno di riso soffiato al cioccolato. «Piace tanto ai bambini», dice afferrando lo scontrino che esce dalla macchina. Per 350 grammi di cereali, ha speso 1,36 euro. Il 30 per cento in meno, circa, rispetto a quanto avrebbe pagato comprando lo stesso prodotto in scatola. Benvenuti all’Ipermercato Auchan di Cinisello Balsamo, reparto Self Discount. Dove dal 2003 la merce si vende sfusa, senza confezioni e costa molto, ma molto meno. «Perché sull’alimentazione basica - spiega Damien Pollet, direttore del centro commerciale -, ormai anche un centesimo può fare la differenza». Cereali, caramelle, confetti, legumi, riso e persino tortellini da prendere direttamente dal “distributore“, scegliendo la quantità desiderata. Non un grammo in più nè uno di meno di quello che viene conteggiato sullo scontrino. «Il fatto di lasciare libere le persone di decidere - continua Pollet - in base alle loro esigenze ed entro un budget prefissato è un fatto positivo. Il loro approccio è quello del prezzo». E allora, partiamo dai numeri. Dal settore Self Discount passa il 20 per cento dei clienti che transitano nel centro commerciale. Il fatturato dello sfuso incide per il 2,5 per cento su quello totale dell’ipermercato. Il risparmio sulla merce è del 30 per cento circa. Qualche esempio? Un chilo di cereali senza scatola costano 3,90 euro, sullo scaffale lo stesso prodotto aumenta fino a 7,47 euro. Un etto di caramelle che normalmente si pagherebbero circa tre euro, qui si possono portare a casa con soli 95 centesimi. «Il 20 per cento del costo di un prodotto confezionato sono per gli imballaggi. Il resto comprende il trasporto e il marketing», aggiunge il direttore dell’Auchan. Perché nelle spese di quello che si trova sullo scaffale, vanno conteggiati anche la manodopera e la gestione del reparto. L’idea di mettere in commercio merce senza confezioni nasce in Francia, a Calais. «Dopo l’ingresso dell’euro, ci si è domandato come poter vendere il prodotto ad un prezzo inferiore. E da lì è partito l’esperimento». Che ha avuto un grande successo e ha valicato le Alpi. Non solo in termini economici. «In un anno abbiamo tre milioni di imballi in meno per Auchan Italia di cui 810mila per la Lombardia e 300mila per la piazza di Milano. Il consumatore sente molto il rispetto per l’ambiente. Noi siamo ipersensibili su questo tema e cerchiamo di educare i clienti ad una cultura del riutilizzo», continua Pollet.
I produttori dello sfuso sono le aziende italiane che spesso coincidono con quelle del marchio proprio. Qualità e sicurezza alimentare sono garantiti con gli stessi criteri di tutti gli altri prodotti. «Ci sono controlli mensili della Asl. Per questioni di igiene abbiamo deciso di non vendere prodotti primari per i quali bisogna studiare un contenitore speciale». Come per il vino, il latte o la marmellata per intenderci. Il prossimo passo per l’Auchan di Cinisello sarà sperimentare la vendita di detersivi liquidi per i piatti, lavatrice e pavimenti. «E chissà, come si divertiranno i bambini», sorride Muhammed.