CERIMONIA IN CAMPIDOGLIO Ciampi è cittadino romano: «Volemose bene»

Il sindaco Veltroni invita tutti ma «dimentica» il ministro Storace

Simone Turchetti

Vive a Roma da 45 anni, negli ultimi sette è stato l’inquilino di uno dei più bei palazzi della città: per il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, il conferimento ieri della cittadinanza onoraria è stato il coronamento del suo rapporto con la città. Un rapporto iniziato nel 1960, quando si trasferì dalla sua Livorno per iniziare un cursus honorum che lo ha portato al vertice della Banca d’Italia, alla presidenza del Consiglio, fino al Quirinale. La visita del presidente e della signora Franca inizia con l’arrivo, alle 9,45, in Campidoglio. Qui sono accolti dal sindaco Walter Veltroni, e dal picchetto dei militari che rendono omaggio alla coppia presidenziale, sulle note dell’Inno di Mameli. La formalità del momento si attenua quando Ciampi si sofferma a salutare i dipendenti capitolini che si stringono dietro le transenne. Un breve intermezzo, prima della visita allo studio del sindaco. Ciampi si affaccia al balcone che dà sui Fori Imperiali. Da dove, scherza, si vede anche «casa sua».
È nell’aula Giulio Cesare che si svolge la cerimonia vera e propria. È qui che Ciampi diventa ufficialmente cittadino romano, per il «costante, prestigioso contributo offerto, nell’esercizio delle sue altissime funzioni, alla vita della città», come recita la pergamena con la motivazione. A salutare il presidente ci sono le massime cariche dello Stato: il sottosegretario Gianni Letta, in rappresentanza del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, i presidenti di Camera e Senato, Pier Ferdinando Casini e Marcello Pera, il ministro Mario Baccini, il senatore dell’Udc Francesco d’Onofrio, ma anche l’ex sindaco Francesco Rutelli e l’amministrazione capitolina al completo, i presidenti della Provincia di Roma e della Regione Lazio, sindacalisti, imprenditori, rappresentanti delle comunità religiose e cittadini comuni. «La cittadinanza onoraria è un modo per sdebitarci, per dimostrare il nostro affetto e la nostra gratitudine» afferma il sindaco, dopo aver riepilogato le tappe della vita di Ciampi legate alla vita della città. «Ma quanto è cambiata Roma da quando sono venuto ad abitarvi! - risponde il Presidente - è diventata sempre più capitale, ha dato pienezza di contenuti al suo ruolo centrale nella vita dell’Italia, non soltanto per la politica ma anche per la cultura e l’economia». Il capo dello Stato ringrazia poi il sindaco «per la cittadinanza onoraria e per le parole cordiali con le quali mi ha toccato il cuore», prima di prendere a sua volta la parola. Nel suo discorso si rievoca la nascita della Repubblica, e della Costituzione, che «è ancora oggi guida, ispirazione e fondamento delle nostre istituzioni democratiche». E a proposito di istituzioni, non si può non notare che alla cerimonia non è presente il ministro della Sanità, ed ex presidente della Regione Lazio, Francesco Storace, che pure appoggiò con entusiasmo il conferimento di questa onorificenza. Un’assenza sottolineata dal vicepresidente del Consiglio comunale Fabio Sabbatani Schiuma: «Il mancato invito di Storace è una penosa caduta di stile di un sindaco privo di senso istituzionale», specialmente «in un momento di straordinario valore unificante». In effetti, le forze politiche, divise su tutto, sono unite almeno nella stima per il presidente. Forse anche per la sua umanità: Ciampi conclude il suo discorso con un romanesco «semo romani, volemose bbene, damose da fa’», le stesse parole pronunciate l’anno scorso da papa Giovanni Paolo II ai parroci romani. Confessa, il presidente, di aver abbandonato il più serio ««civis romanus sum» di Paolo di Tarso per rendere omaggio all’amato pontefice e a una città in cui «è un privilegio vivere». Parole pronunciate, queste ultime, nella seconda tappa della visita, a villa Paganini, dove Ciampi scopre la targa che intitola una strada a Giorgio Ambrosoli, l’«eroe borghese», alla presenza della vedova e dei figli. Nella commemorazione Ciampi ricorda con commozione anche un altro «servitore dello Stato», Nicola Calipari.
Il tour del capo dello Stato prosegue alla sala operativa sociale del Comune, dove Ciampi incontra i centralinisti e assiste alle telefonate in arrivo. Alla Casa del Jazz, all’Ardeatino, l’omaggio dei musicisti conclude la giornata del «cittadino Ciampi». E per dirla con le parole di Gigi Proietti: «Mò non c’ho più dubbi ne la testa: è romano, sia pure d’ordinanza, e pe’ noi questa è una gran bella festa».