Dal Cern di Ginevra prove tecniche di «teletrasporto»

Nino Materi

C’è la scienza e c’è la fantascienza.
Alla prima categoria appartiene l’esperimento Cngs (Cern Neutrino to Gran Sasso), realizzato ieri: un fascio di neutrini «sparato» dal Cern di Ginevra che - dopo una corsa di 730 chilometri coperti alla velocità della luce in 2,5 millisecondi - ha «colpito» i laboratori dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) del Gran Sasso.
Nella seconda categoria rientra invece la suggestione di vedere in questa «corsa estrema» una prova generale per il teletrasporto che da sempre sogna di spostare un oggetto (o una persona) da un posto all’altro attraverso la forza della disintegrazione molecolare; purtroppo lo «show» andato in scena lungo l’asse Ginevra-Gran Sasso non ha nulla a che vedere con il fascino visionario del film «La mosca».
«Lasciamo da parte il cinema e concentriamoci sui risultati di un’avventura che potrebbe svelare alcuni dei segreti più nascosti della materia e dell’antimateria - precisa Roberto Petronzio, presidente dell'Infn -. Ci troviamo infatti dinanzi all’unico esperimento al mondo di “apparizione” di neutrini che hanno subito una metamorfosi».
Esplosi dal «cannone» del Cern, il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle, i neutrini hanno centrato uno speciale bersaglio di grafite nei laboratori del Gran Sasso, dove era pronta un’apparecchiatura tecnologica che li ha «fotografati» su apposite lastre alternate a strati di piombo. Saranno queste immagini a dimostrare un fenomeno finora ipotizzato, ma mai osservato direttamente: la trasformazione di una delle tre famiglie di neutrini, i muonici, nei neutrini di tipo tau.
Nonostante siano fra le particelle più abbondanti in natura, fino a non moltissimi anni fa i neutrini erano ancora misteriosi. Sono continuamente prodotti nelle reazioni nucleari all'interno delle stelle e attraversano la materia senza interagire con essa: basti pensare che in un secondo ben 60 miliardi di neutrini attraversano la punta di un dito senza lasciare traccia del loro passaggio.
Quello che finora si sa dei neutrini è che ne esistono tre famiglie: quelli del tipo elettronico, tauonico e muonico. Si sa inoltre (ma per ora è solo un'ipotesi) che i componenti di ciascuna famiglia possono trasformarsi in uno dei due altri tipi, in un fenomeno chiamato «oscillazione» e considerato particolarmente importante perché implica che i neutrini abbiano una massa e che le masse dei tre tipi siano differenti: dimostrare l'esistenza dell'oscillazione è l'obiettivo dell'esperimento Cngs.
L'ipotesi iniziale (confermata ora dai risultati) era che durante il tragitto il fascio di neutrini omogeneo partito dal Cern potesse subire dei cambiamenti in modo che all'arrivo si producessero delle oscillazioni e che, oltre ai miliardi di neutrini muonici, vi si trovasse anche un piccolissimo numero di neutrini tauonici.
I laboratori del Gran Sasso sono il luogo ideale per osservare questo fenomeno senza disturbi: i 1.400 metri di roccia sotto i quali si trovano, rappresentano infatti uno schermo efficacissimo contro l'incessante pioggia di particelle che dal cosmo colpisce il suolo e che con i suoi segnali coprirebbe il debolissimo effetto delle oscillazioni dei neutrini.
L'invio del fascio di neutrini dal Cern (Cngs) è avvenuto alla presenza di Fabio Mussi, ministro dell'Università e della Ricerca, che ha auspicato «l'inizio di una nuova generazione di esperimenti». Peccato che la percentuale degli universitari italiani iscritti alle facoltà scientifiche sia tra le più basse d’Europa, così come nello stesso settore restiamo fanalino di coda per quanto riguarda i finanziamenti statali.
In queste condizioni, pensare «all’inizio di una nuova generazione di esperimenti» è una chimera.