Cerri, Faraò e Picco: tre stili all’insegna di cuore e qualità

Il jazz italiano è sempre più creativo e mantiene saldi legami con le radici. La settimana scorsa tre appuntamenti milanesi hanno collegato passato e presente proiettando il nostro jazz in un futuro ricco di promesse. Per la rassegna MiTo in piazza Mercanti abbiamo sentito l’inossidabile chitarra di Franco Cerri e al Blue Note i pianoforti di Cesare Picco e Antonio Faraò. Cerri a 80 anni è sempre un grandissimo; insegna ai giovani nella sua scuola e non smette di suonare con essenzialità di stile sviluppando armonie dinamiche ed eccitanti. Faraò, è uno dei migliori pianisti delle ultime generazioni. Spesso sottovalutato, ha uno stile ricco di ritmo e slancio melodico (incrocia McCoy Tyner e Herbie Hancock), ha suonato con giganti come Lee Konitz e Chris Potter e l’altra sera in quartetto s’è fatto apprezzare volando tra le folate neobop di Far Out e lente ballad come Andalusia. Non sarà un jazzman ma Picco, in trio e da solo nell’elaborazione di Bach che fa parte del suo nuovo album, si rivela artista di impressionante fantasia.