Cerri, Fasoli e Intra «cantano» Tito Fontana

Franco Fayenz

Sono trascorsi sette anni da quando, in un giorno di primavera, se n’è andato Tito Fontana, e sembra ieri. Milanese, di professione industriale, dedicava il tempo libero alla musica - quasi sempre al jazz - come compositore, pianista, operatore di cultura e fondatore di una casa discografica, la Dire, riservata in prevalenza al jazz italiano. Se quarant’anni fa qualcuno poteva sostenere che in Italia si suonava il jazz più scadente d’Europa, mentre adesso il nostro jazz è tra i più apprezzati del Vecchio continente, il merito è anche suo. Per questo, all’annuncio che nell’Auditorium Leone XIII di Milano si sarebbe tenuto un concerto per celebrare la memoria di Tito Fontana, sono arrivati musicisti a decine e un pubblico folto e partecipe. Si è cominciato con la proiezione di immagini: Tito con Duke Ellington, Tito con gli amici, Tito alla tastiera del suo Steinway che troneggiava nel mitico Studio 7, sala dei «concerti del martedì» aperti a tutti e studio di registrazione che prendeva il nome dal civico 7 di corso Venezia. Poi è cominciato un lungo concerto con bella musica e gruppi sempre diversi. Fra i nomi più noti, Claudio Fasoli e Gigi Tognoli sassofono; Dado Moroni, Mario Rusca, Renato Sellani, Enrico Intra e Sante Palumbo pianoforte; Franco Cerri e Alberto Rota chitarra; Riccardo Fioravanti, Mario Breda e Marco Ratti contrabbasso: Tommy Bradascio batteria; Ray Martino, Bruno Lauzi e Suzy Renzi fra le voci. Ha presentato Carlo Pastori. Ora i jazzofili sanno più che mai che Tito Fontana non sarà dimenticato.