Certificati falsi ai boss per vedere le fidanzate in cella

I documenti servivano a dimostrare che le ragazze erano conviventi degli affiliati dei casalesi. A fornirglieli erano due vigili urbani, uno dei quali già più volte condannato ma sempre in servizio

Pur di incontrare in carcere le fidanzate, i rampolli dei Casalesi detenuti in regime di 41 bis avevano falsificato i certificati di domicilio, facendo risultare all'anagrafe convivenze mai esistite. Quattro ordinanze di custodia sono state notificate da Dia e Nic della polizia penitenziaria a Michele e Gianluca Bidognetti, rispettivamente fratello e figlio del boss Francesco, e ai due vigili urbani di Casal di Principe che li avevano aiutati, Stanislao Iaiunese e Mario De Falco.
Quest'ultimo, fratello di un affiliato al clan assassinato nel 1991, è stato condannato in primo e in secondo grado per associazione camorristica: eppure è tuttora in servizio al comando dei vigili col grado di maresciallo maggiore, circostanza che il gip Amelia Primavera definisce «sorprendente». I falsi certificati di convivenza sono stati realizzati per Gianluca Bidognetti, per il fratello Aniello e per Vincenzo Letizia; le fidanzate dei due fratelli, Serena Pagano e Rita Starace, e quella di Letizia, Luana Iovine, sono indagate a piede libero; indagati anche i due anziani coniugi che, falsamente, avevano confermato la convivenza a Casal di Principe di Gianluca e Serena, ma solo dopo la richiesta di chiarimenti arrivata al Comune di Casal di Principe dalla casa circondariale di Teramo.
I due vigili, è emerso dalle indagini, hanno agito in cambio di denaro: «Gli ho dato due pigioni», ammette Michele Bidognetti durante un colloquio con il nipote.
L'operazione è stata chiamata «Briseide», come la giovane troiana che il capo acheo Agamennone pretese accanto a sè strappandola ad Achille. Quattro i pm che hanno coordinato le indagini: Antonello Ardituro, Marco Del Gaudio, Ida Froncillo e Alessandro Milita. Contro Ardituro, «colpevole» di ostacolare gli incontri con Serena, Gianluca Bidognetti inveisce pesantemente durante un colloquio con i familiari nel carcere di Teramo: «Ma chi è questo Ardituro? Ma chi è, Gesù Cristo? Questo pieno di corna, gliela mando io dopo la lettera direttamente a lui. Gli dico: tieni le corna, sei un zozzo e non vali niente tu e tutta la legge italiana, tutti quanti».
Nell'ordinanza di custodia cautelare spicca la figura di Serena Pagano, fidanzata oggi diciannovenne di Gianluca Bidognetti. I due si conobbero quando il giovane non aveva ancora un ruolo importante all'interno del clan; convinta a falsificare il domicilio per incontrare il fidanzato in carcere, lo fece a malincuore il giorno dopo aver compiuto 18 anni, temendo che il padre potesse scoprirlo. La ragazza, insomma, secondo gli investigatori è finita sott'inchiesta suo malgrado (è accusata di concorso in falso aggravato dall'avere agito per favorire un clan camorristico).
Emblematico il colloquio con il fidanzato nel quale Serena esprime il desiderio di continuare gli studi e di iscriversi a Giurisprudenza. Gianluca frena il suo entusiasmo rammentandole: «Guarda che ormai siamo conviventi».