Certificati di idoneità, meglio la linea italiana

Caro Acerbi, ho letto, nell'ultimo numero della rivista Correre un interessante servizio nel quale si specifica che solo in Italia e in Francia la partecipazione ad una attività agonistica sportiva, tra cui la nostra amata corsa, è subordinata all'ottenimento del famoso certificato di idoneità, che tanto fa discutere. A prescindere dal fatto che ormai si autocertifica tutto, perché obbligarmi a versare una cifra per una visita che non è richiesta in tutto il resto del mondo? Lei cosa ne pensa? Fabio Mattei (Milano)
Il lettore Mattei fa riferimento all'indagine apparsa, nel numero di giugno del mensile specializzato di podismo, sotto il il titolo "Certificati, il mondo fa così". L'autore Daniele Menarini offre una documentata panoramica per mostrare come, in realtà, solo in Italia e Francia sia richiesto, dai comitati organizzatori, ad ogni partecipante di una gara competitiva, l'onere della prova, ovvero un documento che dimostri l'idoneità a praticare la corsa. La differenza sostanziale tra i due paesi sta nel fatto che per gli atleti transalpini è sufficiente rivolgersi ad un medico generico, mentre in Italia il dottore deve essere necessariamente abilitato in medicina dello sport. Per gareggiare fuori da queste due nazioni, invece, i C.O. chiedono semplicemente una autocertificazione con la quale il podista non solo si assume la responsabilità di essersi adeguatamente preparato alla competizione ma scarica anche da ogni responsabilità gli organizzatori per eventuali problemi fisici che l'atleta dovesse avere durante la gara. L'Italia non ha fatto altro che rispettare il diritto alla salute sancito dalla Costituzione che comporta l'obbligo, da parte dello Stato, di tutelare i suoi cittadini anche attraverso leggi, come quelle della pratica sportiva, che rispecchiano in pieno la filosofia costituzionale. Per questo motivo, io sposo in pieno la scelta italiana (anzi, la estenderei anche alle non competitive pur conscio dei numerosi problemi organizzativi che comporterebbe una simile scelta) anche se sono contrario alla pratica sempre più diffusa di costringere l'atleta a presentarsi alla visita con tanto di lettera di richiesta della società di appartenenza, penalizzando, così, economicamente, chi preferisce partecipare alle gare da individuale. E’ innegabile che la corsa faccia bene alla salute purché resti un divertimento e non un’inutile prova per testare, senza nessun accorgimento, i propri limiti.