Cesa: "No alle larghe intese se Forza Italia non vuole"

Il segretario dell'Udc: "Sarebbe opportuno dar vita a un esecutivo di responsabilità nazionale ma se non c’è la condivisione di Forza Italia, è preferibile votare il
prima possibile"

Roma - Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, come si contestualizzano le dichiarazioni rese da Pier Ferdinando Casini venerdì scorso?
«Il discorso è coerente con quello che abbiamo fatto dall’inizio della legislatura, ma la sinistra si è rifiutata di collaborare. In continuità con questo lavoro sarebbe opportuno dar vita a un esecutivo di responsabilità nazionale, ma questo presupporrebbe la condivisione dei maggiori partiti di centrosinistra e di centrodestra».

Se non si raggiungesse questo obiettivo?
«Se non c’è la condivisione di Forza Italia, è preferibile votare il prima possibile e, in un secondo momento, avviare la riforma elettorale».

In questi giorni il vostro partito è oggetto di pressioni finalizzate a convincere le altre forze di centrodestra alla formazione di un nuovo esecutivo.
«Saremo coerenti. Non esistono pressioni. Noi siamo così chiari: il nostro partito è di centro, si colloca nel centrodestra ed è diverso da quelli di Berlusconi e di Fini. Siamo stati insieme per 5 anni al governo, siamo insieme nelle Regioni come maggioranza o come opposizione».

È possibile ritrovare un comune sentire programmatico? «Sicuramente. Bisogna avviare un tavolo per elaborare un programma fattibile e concentrarci sulle priorità».

Silvio Berlusconi ha preannunciato di voler «chiamare tutti a un atto di responsabilità» dopo le elezioni. Un chiaro riferimento al Pd.
«Condividiamo. C’è da affrontare una situazione difficile per l’economia, per la giustizia, per le infrastrutture. Tutti si assumano le proprie responsabilità».

È d’accordo sulla proposta di abolire l’Ici avanzata da Berlusconi?
«Il centrosinistra ha tagliato l’Ici ma ha rivalutato gli estimi catastali annullando l’effetto della misura. Bisogna porsi il problema di come aiutare le famiglie, soprattutto quelle numerose, ad arrivare a fine mese, e di come rilanciare la produttività. Se non c’è rilancio delle opere pubbliche, come può ripartire l’economia? Il programma deve tenere conto di tutto questo e, se c’è la possibilità, bisogna abolire l’Ici».