Cesa: «Il premier sparge veleni ma il corteo non servirà a niente»

Luca Telese

da Roma

Onorevole Cesa, ha letto cosa ha detto ieri Bossi al «Giornale»?
«Sì, perché? Pensa che la cosa mi abbia agitato?».
Non la preoccupa l'affermazione che dell'Udc «si può fare a meno»?
«Per nulla. I dati dicono il contrario, numericamente e politicamente».
Ma la Lega...
«Se Bossi non li legge correttamente, è un problema suo, non nostro».
Scusi se faccio l’avvocato del diavolo. Bossi dice: questi democristiani stanno solo nel palazzo e mai in piazza...
«E dice giusto».
Come, come?
«Sì, perché noi abbiamo una tradizione istituzionale certamente diversa da quella della Lega».
Lui questa differenza la intende come insulto, lei ne pare orgoglioso...
«I partiti hanno l'obbligo, morale e politico, di sviluppare il loro mandato nelle istituzioni».
Non è che chi va in piazza sia extraparlamentare.
«Manifestare, ovviamente, va bene. Lo abbiamo fatto tante volte anche noi, ma deve essere l'eccezione e non la regola».
Bossi se la prende con Casini perché dice: «Nei grandi magazzini non ci va mai». A lei capita?
«Ah, ah, sbaglia. Io ci vado, e ci vado insieme a Casini. Bossi è male informato. E sono convinto che siamo molto più vicini ai bisogni della gente di quel che Bossi possa pensare».
Quanto tempo è che, come dice lui, non parla con una «massaia»?
«Io stesso vado a fare la spesa da me, parlo direttamente con la gente comune. E so le difficoltà che incontrano le persone normali. Sono preoccupati, come del resto me, del loro futuro, di come arrivare a fine mese».
L'idea di fare un partito di centro, e di lasciare la Cdl, non implica un avvicinamento a Prodi?
«Scusi, ma è un po’ come dire che fare un partito di destra implichi un avvicinamento a Rifondazione».
Dove si va, se si esce dalla Cdl?
«Il problema non è in questi termini, ma nel riconoscere l'identità dei partiti, come cerchiamo di fare noi, piuttosto che privilegiare nuovi contenitori ricchi di sigle ma privi di idee».
Dice Bossi: «L’Udc tira la corda al punto da danneggiare la coalizione». Lei nega, a chi bisogna credere?
«Ma come?! È singolare che chi ha minacciato la secessione e ha imposto alla coalizione forzature istituzionali sonoramente bocciate da un referendum, accusi noi di tirare la corda!».
È sempre convinto che non andare a San Giovanni sia buona cosa?
«Le rispondo con un'altra domanda: in piazza contro la Finanziaria il centrodestra è già andato a Vicenza. Le chiedo: cosa è cambiato da allora? Che influenza ha avuto quella manifestazione sull'andamento della Finanziaria? Non è accaduto assolutamente nulla e lo stesso succederà dopo la manifestazione del 2 dicembre».
Allora si dovrebbe star fermi?
«Che l'opposizione protesti contro la Finanziaria è normale, prevedibile e legittimo; il vero danno il centrosinistra lo ha subito quando a manifestare erano uomini di governo».
È vero che alla base dell'Udc piacerebbe manifestare con il resto dei militanti della Casa delle libertà?
«La base dell'Udc manifesterà il 2 dicembre in un'altra piazza, con un altro progetto: lavoriamo per creare una casa dei moderati sempre più ampia in grado di accogliere anche i tantissimi italiani delusi da Prodi, ma contrari al populismo. Ogni manifestazione ha pari dignità con le altre».
Come sarà la vostra contromanifestazione siciliana?
«Proveremo ad affrontare con serietà problemi reali e complessi: integrazione, diritto di cittadinanza e molto altro, in una fase particolarmente delicata a livello nazionale e internazionale. Cercheremo di lanciare proposte e possibili soluzioni entrando nel merito delle questioni».
Lei ha detto che quella di Prodi è una «polpetta avvelenata»...
«Finge di non sapere che noi manifesteremo e lavoriamo in Parlamento perché il suo governo cada il prima possibile. La sua valutazione è strumentale e serve solo a seminare zizzania e a spargere veleni tra alleati. Mi spiace che qualcuno abbia abboccato».
Ci sono basi per ricostruire un accordo con gli alleati?
«La Casa delle libertà così come l’abbiamo conosciuta fino alle elezioni di aprile non esiste più. Il centrodestra deve trovare una nuova spinta e non può basarsi solo sulle difficoltà del centrosinistra. Occorre una rifondazione dell’alleanza che non escluda né il programma né la leadership».
Sicuro che non «remate contro»?
«Noi lavoriamo per rafforzare il centro e difendere le radici cristiane della nostra società e i dati elettorali ci danno ragione: alle politiche siamo il partito che è cresciuto di più».