Cesa si appella a Rutelli: fermiamo D’Alema

Francesca Angeli

da Roma

«Se la sinistra vuole imporre Massimo D’Alema al Quirinale a maggioranza siamo pronti ad uscire dall’aula e a non votarlo. Con questo metodo non rappresenterà mai tutti gli italiani». Non è il momento di fare i moderati. Posto di fronte a un aut aut anche chi, per vecchia scuola democristiana, non ha mai alzato la voce adesso è pronto a farlo. Come il segretario Udc, Lorenzo Cesa.
«Un neocomunista alla Camera e un ex comunista al Quirinale? Sarebbe troppo Anche perché non è questa la realtà del Paese - dice Cesa -. E mi chiedo che fine abbia fatto Francesco Rutelli. Anzi chiedo al leader della Margherita di darci un segnale di vita». I piccoli democristiani cresciuti all’ombra di Silvio Berlusconi con il successo incassato alle elezioni sono diventati adulti e pronti al confronto. Prodi vuole andare al muro contro muro con la candidatura unica di D’Alema al Colle? L’ Udc è pronta ad alzare gli scudi. Anzi lo scudocrociato.
Cosa chiedete a Prodi?
«Vogliamo conoscere i criteri e i metodi che il centrosinistra vuole seguire per l’elezione del Presidente. Non è marginale. Con la proposta di ricandidare Ciampi abbiamo lanciato un preciso messaggio. Abbiamo chiesto al capo dello Stato di fare un sacrificio per il bene del Paese e questo significa che in caso di un suo diniego chiedevamo di applicare il metodo Ciampi dando un segnale di continuità».
Ciampi però ha rifiutato...
«Be’, direi che la nostra proposta forte è stata accolta dal centrosinistra in modo molto tiepido e se Ciampi nutriva già i suoi legittimi e nobili dubbi non è certamente stato sollecitato a farsi avanti dall’Unione».
Voi chiedete una rosa di nomi ma per il centrosinistra c’è soltanto D’Alema...
«Bene. E allora io voglio ricordare a Rutelli che nelle ultime settimane la Margherita si è sgolata nel dichiarare che voleva trovare un accordo e che voleva un presidente di garanzia e che voleva la continuità con Ciampi e che voleva un garante e che voleva una figura super partes. E adesso invece Prodi ci mette sul tavolo una minestra e ci dice mangiate che c’è solo questa. Allora io dico Rutelli se ci sei batti un colpo. Dove siete finiti centristi del centrosinistra?».
Dove sono finiti?
«Ve lo dico io: sono troppo occupati a dividersi la torta del potere. È in atto una spartizione tra i partiti nella quale il Quirinale viene trattato alla stregua di un ministero».
Sta dicendo che Rutelli per sedersi sulla poltrona dei Beni Culturali al posto del diessino Goffredo Bettini lascia che D’Alema salga senza problemi al Colle?
«Il sospetto è legittimo. Guardi c’è uno sbilanciamento a sinistra delle istituzioni inaccettabile e oltretutto ingiustificato perché non corrisponde a quanto sente e vuole il Paese. Insomma non abbiamo detto niente su Franco Marini e non abbiamo detto niente su Fausto Bertinotti. Quest’ultimo poi ha fatto un discorso nel quale ha ignorato la stragrande maggioranza degli italiani appellandosi soltanto a operai e operaie dimenticando gli artigiani, i piccoli imprenditori, i dipendenti pubblici insomma la maggioranza. Adesso se viene proposto soltanto D’Alema, oltretutto con simili metodi, l’Udc è pronto ad alzarsi e a non votarlo e il centrosinistra si accolla la responsabilità di spaccare il Paese in due».
Sarebbe un gesto inedito nella storia della nostra Repubblica.
«Di fronte a una forzatura tanto grave occorre una risposta netta. La nostra natura è moderata ma nella difesa delle istituzioni sappiamo essere anche oltranzisti proprio per riportare un equilibrio nelle istituzioni. Il salto da Ciampi a D’Alema è troppo forte. Non si può non tener conto del fatto che il centrodestra ha preso numericamente più voti e con D’Alema al Colle metà degli italiani non si sentirebbe rappresentata. Una simile candidatura è un segno di debolezza da parte di Prodi. Noi cercheremo di farli tornare sui loro passi».