Cesa: "Un voto per sfiduciare il viceministro"

Il segretario Udc: "Mastella e Di Pietro lo criticano? Allora siano coerenti in Parlamento"

da Roma
Onorevole Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, il giorno dopo l’avviso di garanzia a Visco, il generale Roberto Speciale ha dato mandato ai propri legali di querelare Tommaso Padoa-Schioppa e Romano Prodi. Cosa ne pensa di questa mossa?

«Innanzitutto voglio fare un apprezzamento a un servitore dello Stato che ha dimostrato la correttezza tipica di un grande militare. Un uomo che di fronte a una raffica impressionante di accuse se ne è andato senza tante storie».
Ora però lo scenario sembra si stia ribaltando con Speciale pronto a passare al contrattacco.
«Se deciderà di fare questa azione avrà i suoi buoni motivi. D’altra parte non gli si può certo dire che ha avuto comportamenti non lineari e non ha servito lo Stato. Speciale ha tutto il diritto di difendersi da accuse infamanti».
È possibile che il caso sia nuovamente oggetto di un dibattito parlamentare?
«Per quanto ci riguarda noi stiamo lavorando per elaborare tecnicamente una richiesta di sfiducia personale nei confronti di Visco che sottoporremo ai capigruppo lunedì stesso. Non so tecnicamente come si potrà declinare ma la sostanza è che, con un voto parlamentare, vorremmo che ci fosse una sfiducia. Non ho dubbi sul fatto che il centrodestra si mostrerà compatto e coeso. Ma vorrei che anche da parte di quegli esponenti del centrosinistra che in questi giorni hanno espresso grande solidarietà a Speciale ci fosse un atteggiamento coerente e conseguente».
A chi pensa in particolare?
«A Clemente Mastella. E ad Antonio Di Pietro che ha preso delle posizioni molto nette».
Su quali elementi si baserà questa richiesta di sfiducia?
«La richiesta non toccherà soltanto la vicenda Speciale. Siamo garantisti, lo siamo sempre stati e continuiamo ad esserlo. L’aspetto che più ci sta a cuore è il clima da caccia alle streghe che Visco sta creando attorno ad alcune categorie professionali, come dimostra il clima che si è respirato nelle assemblee di Confcommercio e Confesercenti».
Non esiste il pericolo che la rimozione del viceministro Visco possa essere percepita come il segnale di abbassamento della guardia rispetto alla lotta all’evasione fiscale?
«Ma le maggiori entrate non derivano certo dalla lotta all’evasione ma dalle maggiori tasse che vanno a gravare sui cittadini. E poi è amorale che in vista del Dpef si prevedano spese finalizzate a riequilibrare le politiche sociali attraverso introiti derivanti dalla lotta all’evasione quando si sa perfettamente che queste entrate sono un punto interrogativo».
La sola rimozione di Visco sarebbe sufficiente per diminuire la percezione di una oppressione fiscale?
«No, il problema è rimuovere un governo ostaggio della sinistra massimalista, incapace di esprimere una linea su tutte le tematiche più urgenti per il futuro del Paese. Mi meraviglia che Di Pietro se ne lamenti così frequentemente ma poi non si decida a staccare la spina».