Cesare Picco: «Primo in classifica ma i miei cd non sono nei negozi»

Il pianista jazz piazza «Christmas Tunes» e «My Room» in testa alle classifiche di iTunes, il negozio di dischi on line più grande d’Europa

Antonio Lodetti

da Milano

Come arrivare al numero uno della hit parade del jazz senza avere neppure un disco nei negozi? Imitare Cesare Picco, pianista e compositore multimediale che ha fatto del suo suono «jazz & groove» il grimaldello per arrivare in testa alle classifiche di iTunes, il più grande megastore d’Europa per vendere musica via Internet. Picco, col pianoforte e un pizzico di elettronica, ha inciso Christmas Tunes dove tra jazz e minimalismo, tra filologia e improvvisazione, tra campionamenti e tradizione rilegge standard natalizi come Silent Night e Jingle Bells e il gioco è fatto. Un’operazione furbetta - penserà qualcuno - creata ad hoc per il pubblico festaiolo. Ma il popolo di iTunes è competente e selettivo, e Christmas Tunes ha sfondato anche nella top ten degli album pop più venduti lottando spalla a spalla con Madonna e Robbie Williams. Così Picco, in pochi giorni, s’è lanciato con un altro cd, My Room, nuove composizioni che hanno centrato il secondo posto della hit di iTunes, proprio dietro Christmas Tunes, scavalcando Paolo Conte e convincendo l’artista a lanciare la sfida anche nei negozi, dove My Room si è appena affacciato. «Il mondo della musica è un terno al lotto - commenta Picco -; Christmas Tunes è nato una sera d’ottobre, durante una cena con amici davanti a una buona bottiglia. Mi hanno stuzzicato dicendomi: “Vediamo se riesci a tirar fuori qualcosa dai canti natalizi uscendo dai soliti stereotipi”. Così ho registrato le canzoni in cinque giorni, partendo dalla radice jazz. Poi ho lasciato l’album al suo destino affidandolo a Internet, senza spendere soldi, e il progetto è stato premiato». Ma chi è veramente Cesare Picco, campione del nuovo jazz indipendente sofisticato e mai sopra le righe? Qualcuno lo avrà notato, l’anno scorso, aprire gli show di Michael Bublé; altri, nei giorni scorsi, lo hanno applaudito mentre intratteneva il pubblico prima dei Simply Red. («A Catania, dove tutti aspettavano il rock dei Simply, mi hanno detto: “Stai attento che i supporter ti massacrano”, io invece ho iniziato con un pezzo molto intimo, che scrissi nel deserto afghano, e sono stato molto applaudito»).
Chi lo classifica come un pianista nel solco molto trendy aperto da Ludovico Einaudi e seguito da Giovanni Allevi e molti altri sbaglia di grosso. «Einaudi ha inaugurato una via. Abbiamo molti punti in comune ma per me è fondamentale l’improvvisazione. Ho tenuto il mio primo concerto per piano a 16 anni. Con mamma e papà pianisti, ho studiato musica classica da bambino, ma a 13 anni la mia vita è cambiata con un lp di Bill Evans. Non sapevo neppure chi fosse, aveva una copertina orrenda ma che suoni perfetti. Da lì non ho più abbandonato il jazz». Un jazz spesso condito di elettronica, che lo ha portato a collaborare con maghi della voce come Al Jarreau. «La novità naturalmente non sta nell’usare i campionamenti ma nell’utilizzarli per inventare nuovi suoni e creare energia».
Nonsolopiano per lui; nel suo palmarès si trovano variegati progetti. I Queen riletti per l’orchestra dei Pomeriggi Musicali; i balletti per la Savignano; le collaborazioni con Ligabue e Bocelli («per Liga ho arrangiato la musica per orchestra del film Da zero a dieci, per Bocelli diverse arie di Puccini»); le musiche per il teatro («sto musicando il testo di Miller Giù dal monte Morgan con Andrea Giordana»). Ora è arrivato il momento di «metterci la faccia», di lasciare le quinte per vedere l’effetto che fa. «Non ho paura. My Room è uscito nei negozi e sono tranquillo perché credo che la qualità paghi. Intanto a febbraio partirà il mio vero tour...».