Cesare Tallone, una figura da ricostruire

Oggi al Circolo della Stampa di Milano Mario Cervi presenta il volume dedicato al grande ottocentista

Un pugno di allievi e scarsi riferimentimenti storici: si conosce Cesare Tallone (Savona 1853-Milano 1919) più dalle biografie degli allievi che dalla propria. Va detto poi che le mostre dedicategli sono state solo tre in ottantaquattro anni (a Brera, a Bergamo e a Lovere nel 1996). Ora una precisa ed esaustiva ricerca, compiuta dalla nipote Gigliola Tallone, viene a colmare questa lacuna e a rendere la doverosa testimonianza a questo artista del quale fino ad ora non è stata fatta la catalogazione delle opere né gli è stata dedicata una monografia sistematica.
L’elegante volume con ricca iconografia (Cesare Tallone, Electa, pagg. 127, euro 80) che viene presentato oggi alle 18 da Marco Albera dell’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino e da Mario Cervi al Circolo della Stampa di Milano, è costato all’autrice cinque anni di minuziose ricerche negli archivi di Stato, negli archivi delle accademie, delle curie vescovili e financo dei cimiteri di mezza Italia. Una fatica improba che è valsa però a far riemergere dalla dimenticanza la figura di Cesare Tallone, della straordinaria moglie Eleonora, dei suoi figli (uno dei quali, Guido, seguì le orme del padre) e la sua lunga esperienza artistica con le cattedre di pittura e di nudo delle Accademie di Brera e Carrara. Sono stati così ritrovati e catalogati, tramite le fonti d’archivio e le lettere autografe, ritratti dispersi come quello eseguito per re Umberto I nel 1789, e datati i diversi ritratti della regina Margherita, di cui uno purtroppo disperso. Nel libro viene anche pubblicato per la prima volta lo splendido Ritratto del signor Bernasconi Luigi, oggi alla Galleria d’Arte Moderna di Roma, esposto a Roma nel 1883 e dichiarato dallo scrittore Primo Levi un’opera «destinata a fare epoca».
Intenso ritrattista, ma anche paesaggista superbo, di grande ricchezza cromatica e di robusta plasticità. Lontano da tutte le avanguardie, legato ad un concetto antico e quasi sacrale della «pittura dipinta» basata sull’eccellenza del disegno, Tallone rimane una figura isolata che oggi - e forse proprio per questo - emerge con singolare forza nel panorama artistico italiano fra l’Otto e il Novecento.