Cessate il fuoco tra israeliani e palestinesi

Sembrava che la proposta dovesse restare lettera morta e i gruppi armati palestinesi l'avevano anzi ritirata. Invece, in serata, la sorpresa: il premier israeliano Ehud Olmert e il presidente dell'Anp Abu Mazen si sono sentiti per telefono e hanno poi annunciato in contemporanea che da stamane alle 6 ora locale (le 5 in Italia) entrerà in vigore una tregua in cui nessuno credeva più. Se i patti saranno rispettati, i gruppi dell'Intifada sospenderanno i lanci di razzi verso lo Stato ebraico in cambio di una cessazione di tutte le attività offensive dello Stato ebraico nei confronti dei palestinesi in Cisgiordania e a Gaza. Il reciproco impegno non è bastato a fermare subito le violenze. Due miliziani di Hamas sono stati uccisi ieri sera mentre viaggiavano in auto nella Striscia di Gaza in un terzo raid aereo israeliano.
Il primo a dare l'annuncio della tregua è stata, dalla cittadina di Ramallah, in Cisgiordania, la presidenza dell'Anp. «Il presidente Abu Mazen e il premier Ismail Haniyeh - ha detto il portavoce Nabil Abu Rdainah - hanno preso accordi con tutti i gruppi e le fazioni per un ritorno alla calma, e questo significa anche che il lancio di razzi avrà termine. Olmert è d'accordo per mettere fine a tutte le operazioni militari e a cominciare il ritiro dell'esercito dalla Striscia di Gaza». Quasi simultaneamente, da Gerusalemme è arrivata la conferma. «Il premier Olmert ha comunicato ad Abu Mazen che Israele risponderà positivamente - ha detto un portavoce del primo ministro Miri Eisin - noi operavamo a Gaza per fermare le violenze e se queste cesseranno Israele sarà felice di richiamare le proprie truppe».
In un primo momento la reazione delle autorità israeliane era stata sostanzialmente negativa e i gruppi palestinesi avevano ritirato la loro offerta per concentrarsi negli sforzi di contenere le incursioni militari israeliane, soprattutto nel nord della Striscia. L'ulteriore giornata di scontri aveva fatto registrare altri due palestinesi uccisi, oltre a quelli di stasera. Le agenzie di stampa palestinesi Maan e Ramattan calcolano che in meno di una settimana complessivamente 20 palestinesi siano morti nel nord della striscia di Gaza, colpiti dal fuoco dell'esercito israeliano.
Il primo morto della giornata non è stato identificato. Il suo cadavere è stato recuperato al valico di Karni (Mintar) e si presume che si tratti di un manovale che cercava di infiltrarsi in Israele per lavorare. I soldati hanno notato nel buio una figura sospetta indirizzarsi nella loro direzione e hanno aperto il fuoco.
Alcune ore più tardi nella zona di Beit Lahya, a nord di Gaza, un miliziano della Jihad islamica, Ahmed Labd, 22 anni, ha sparato verso una unità israeliana con un lanciarazzi Rpg ed è stato subito colpito a morte. Dalla stessa zona, anche ieri, sono stati sparati razzi contro la vicina città israeliana di Sderot. Un razzo ha sfiorato la casa del sindaco Ely Moyal e ha devastato l’abitazione vicina. Nel corso di questi incidenti soldati israeliani hanno inoltre aperto il fuoco verso un alto edificio nel campo profughi di Jabalya (Gaza), nella zona di Tel al-Zaatar. Numerosi proiettili hanno raggiunto gli studi della al-Aqsa Tv, una emittente associata ad Hamas che è stata costretta a sospendere le trasmissioni.
Sul piano politico resta elevata la tensione fra Hamas e le altre forze politiche palestinesi circa la formazione di un governo di unità nazionale. Il capo dell'ufficio politico di Hamas Khaled Meshal che ieri al Cairo ha tenuto una conferenza stampa improntata a grande rigidità - si è rifiutato di ricevere l'esponente politico indipendente palestinese Mustafa Barghuti, che da settimane fa la spola fra Hamas ed al Fatah. Hamas però ha smentito la notizia.