Cessioni e nuovi partner nel piano Finmeccanica E Drs vuol cambiare pelle

Spezzatino no, ma consolidamento e nuovo perimetro industriale sicuramente sì. Togliendo il dente delle ristrutturazioni il più velocemente possibile. È questa la strategia che Finmeccanica è chiamata ad attuare considerando l’evoluzione dei mercati, le mosse dei concorrenti, gli effetti dei tagli alle spese della Difesa e agli investimenti in molti Paesi, Italia inclusa.
Il cda, la cui riunione è stata posticipata dal 3 al 10 novembre, dovrà approvare i conti dei primi nove mesi e probabilmente produrre il nuovo piano industriale, annunciato dell’amministratore delegato Giuseppe Orsi a luglio. La nuova trimestrale sconterà un’ulteriore fetta dei costi di ristrutturazione. I numeri non potranno essere positivi, anche perché non sono stati annunciati ordini significativi.
Il mercato si aspetta che le promesse fatte qualche mese fa siano mantenute e quindi una valutazione prudente dei conti, dei contratti, dei cosiddetti «intangibili» e delle prospettive; nonché un’azione di efficientamento che porti una maggiore competitività ed una ripresa. In attesa di informazioni e di indicazioni sul piano industriale e dunque sulle mosse del gruppo, gli analisti sono profondamente divisi sulle prospettive della società di Piazza Montegrappa: se Agency Partners fissa il target price a 12 mesi a 9 euro, Mediobanca si colloca a 6, Goldman Sachs a 4,5 ed Hsbc a 4,8 (ieri il titolo trattava intorno a 5,3).
Se i riflettori sono puntati su Ansaldo Breda, buco nero che ha mangiato centinaia di milioni, e su Alenia Aeronautica, che troppo spesso ha lavorato con margini minimi o negativi, il gruppo dovrà applicare misure draconiane per ridurre i costi e aumentare la redditività.
Il settore dell’elettronica dovrà ridurre sovrapposizioni e competizioni fratricide e puntare sulla massima integrazione. Il comparto spaziale e il rapporto con il partner francese Thales saranno oggetto di una robusta cura. Mentre il settore elicotteri, che efficiente lo è, deve affrontare il calo della domanda nel settore militare ed una concorrenza feroce.
Ma questo non basta, Finmeccanica semplicemente non è in grado di sostenere una presenza significativa e competitiva in tutte le aree in cui oggi è impegnata, mentre ha bisogno di crescere in settori promettenti, come la cyber security o la robotica. Di conseguenza, quindi, non c’è che una soluzione: ovvero, il disimpegno da tutto ciò che non è strategico. Il che non vuol dire necessariamente che il gruppo punterà alla vendita di Ansaldo Breda; più probabile invece la ricerca di una partnership che veda Finmeccanica nel ruolo di socio di minoranza.
Ansaldo Energia, parimenti, non è essenziale, ancor di più dopo la rinuncia italiana al nucleare. Però genera cassa e fa utili. Ma si interverrà anche sul core business aerospaziale e della difesa: Drs Technologies venderà attività mature o a basso valore aggiunto per un giro d’affari di 600 milioni di dollari. Metà del ricavato andrà ad abbattere l’indebitamento del gruppo, come richiede insistentemente la comunità finanziaria, il resto sarà investito per acquisire piccole-medie aziende elettroniche ad alta tecnologia (con taglio sui 30-100 milioni) negli Usa. Il cambiamento del mix di business non riguarderà solo l’elettronica.
Del resto i concorrenti si sono già mossi o lo stanno facendo. Finmeccanica non può restare indietro o rischia un progressivo declino.