Ceto medio: chi tutela i suoi interessi

La stampa che fiancheggia la sinistra ha tentato di oscurare o minimizzare l'impegno di cancellazione immediata dell'Ici sulla prima casa fatta da Berlusconi. E lo ha fatto perché ha visto in questa proposta concreta un grave pericolo simbolico per la sinistra stessa: con estrema chiarezza viene posta al ceto medio la questione se far vincere il partito delle tasse o quello che le riduce. Mentre tutta la campagna elettorale dell'Unione e dei suoi fiancheggiatori ha come priorità di oscurare i contenuti tassisti del proprio programma allo scopo di far votare contro i propri interessi almeno una parte del ceto medio. E qui sta il punto: chiarire le cose in modo tale che la classe media possa capire esattamente per cosa vota in modo da connettere scelta e proprio interesse. In tal senso la proposta di abolizione dell'Ici, oltre ad un valore sostanziale per le tasche dei cittadini, ha quello simbolico di richiamare la gente a riflettere su cosa esattamente si vota.
Nell'enfasi sull'abolizione dell'Ici c'è un messaggio più generale. Il sistema fiscale italiano è sostanzialmente iniquo perché il cittadino è chiamato a finanziare molte spese pubbliche del tutto inutili. E la differenza tra quantità di denaro che viene versata e quella che ritorna ai cittadini in forma di servizi, sicurezza, investimenti di sviluppo, ecc., è enorme. E tale differenza si chiama «spreco sistemico». In particolare, il ceto medio produttivo deve pagare un plus di tasse per finanziare apparati, privilegi, inefficienza. Non solo spreco, quindi, ma questa quota è la misura quantitativa di una vera e propria iniquità. Oggi il carico fiscale complessivo è attorno al 40% della ricchezza nazionale. Se togliessimo gli sprechi e le spese inutili, probabilmente, basterebbe un 30% per finanziare servizi, sicurezza, sviluppo e obbligo di solidarietà per i più bisognosi. Tale calcolo è complicato dalla natura totalmente pubblica del sistema sanitario e, per l'Italia, probabilmente dovremmo portare la soglia di equità sul 30-33%. Einaudi la pose al 25%. Helmut Kohl disse che al 50% si tratta tecnicamente di comunismo. In sintesi, il ceto medio italiano è chiamato a pagare una sovrattassa di circa il 10% della ricchezza nazionale di cui non si capisce l'utilità, ma si conosce la storia. Concessioni alle teorie stataliste della sinistra e della componente assistenzialista del vecchio potere democristiano negli ultimi decenni. Di fatto la «tassa storica del centrosinistra», dal 1963. Negli ultimi cinque anni è successo che la volontà politica del centrodestra di eliminare tale quota si è scontrata con problemi di fattibilità: interessi incrostati, dissensi di massa, ecc. Per cui la riforma dell'iniquità di sistema dovrà essere per forza lenta, passo dopo passo. In questo contesto, Berlusconi ha certamente voluto segnalare all'elettorato del ceto medio che, pur nelle difficoltà, resta immutato l'impegno iniziale del centrodestra nel portare il prima possibile ed il più possibile il contratto fiscale vicino ai parametri di equità. E tale volontà viene dimostrata abolendo, tra le tasse, quella che è moralmente la più iniqua: l'Ici sulla prima casa, luogo di riproduzione della famiglia, valore naturale alla base di qualsiasi altro valore economico. È un segnale che il centrodestra manterrà la via del ribilanciamento del contratto fiscale inserendo passo dopo passo sempre più equità. E qui si fondono i due segnali: votate secondo interesse, il fondamento di una democrazia liberale, e valutate se la sinistra che vuole alzarle lo rappresenta meglio del centrodestra che si impegna a ridurle in relazione alle possibilità, ma attento ad eliminare in anticipo le iniquità più vistose. E questo messaggio è proprio quello che la propaganda di sinistra vuole oscurare.
www.carlopelanda.com