Il ceto medio sotto accusa perché rifiuta il cambiamento

In relazione alla consultazione referendaria, non riesco ad accettare l'idea che il famoso ceto medio non trovi mai le motivazioni per dare un segnale forte, per respingere quello che rischia di essere l'ennesimo ritorno al clientelismo ed alla «sinistrizzazione» della nostra società, per cambiare le cose e per puntare sulla qualità.
E da qui mi sorgono tante paure e un dubbio. Le paure sono quelle legate, tra le altre, all'evoluzione di questo Paese, alla sua immagine all'estero - già poco credibile -, ad una realtà economica e industriale che non investe ma punta solo alla riduzione dei costi, portando all’«eutanasia» del business. Il dubbio, invece, è quello legato alla convinzione che ormai questa fantomatica forza moderata e liberale non esista affatto, così come la voglia di avere un Paese diverso. Credo che ormai, in Italia, ci sia solo una massa «informe» di popolazione che non approfondisce alcun tema, non si documenta e vota secondo criteri di opportunismo e di interesse spicciolo. Il dubbio è che sia rimasto solo un manipolo di illusi che attende una reazione e che continua a rifiutare gli slogan e la falsa cultura intellettuale della sinistra.