Da Ceylon a Genova sono sempre in lotta

All’inizio di dicembre alcune centinaia di cingalesi si erano dati appuntamento a Genova in piazza De ferrari per sfilare lungo via XX Settembre fino a piazza della Vittoria: il motivo della mobilitazione era far sapere anche ai genovesi quanto sta avvenendo in Sri Lanka, nell’isola di Ceylon, più conosciuta per ragioni turistiche che per la gravissima lotta etnica che è in corso da circa sette anni. «In passato - spiegava Christopher Henry Fernando, promotore della manifestazione e responsabile del comitato genovese della campagna contro il terrorismo separatista in Sri Lanka - i guerriglieri Tamil che combattono contro il governo dell’isola, si sono resi colpevoli anche dell’uccisione del primo ministro indiano Rajiavu Gandhi e di altri milioni di persone in tutto lo Sri Lanka». Così la manifestazione genovese entrava a far parte di una campagna lanciata a livello internazionale per far luce su quanto sta avvenendo in uno Stato che noi conosciamo soltanto per viaggi e vancanze, ma che a causa del terrorismo sta pagando moltissimo in termini di vite umane oltre ad aver perso molte ricchezze.
Lo scopo della campagna era quello di far conoscere al mondo la continua ricerca di fondi da parte delle Tigri Tamil che avrebbe sovvenzionato anche attività di tipico stampo terroristico, tanto che la raccolta di finanziamenti da parte di queste organizzazioni è vietata in molti paesi, tra cui l’Italia.
Nonostante le precisazioni sul fatto che non tutti i Tamil sono fuorilegge e che le persone inserite effettivamente nel mondo terroristico sono estremisti, la manifestazione genovese ha offeso non poco gli stessi cingalesi che a Genova vivono e lavorano. Da moltissimi anni, infatti, gli abitanti di Ceylon sono emigrati per cercare stabilità e pace in altri paesi e anche in Italia, come in altre realtà europee hanno trovato un rifugio lontano dalla atrocità commesse nella loro terra. I cingalesi sono in effetti tra le prime comunità immigrate a Genova e tutti o quasi i rappresentanti di questa popolazione sono lavoratori regolari che lavorano come domestici o badanti nelle famiglie o che hanno trovato un impiego nel mondo della ristorazione, come camerieri o baristi. Teambiah Theepan, rappresentante dell’etnia tamil dello Sri Lanka e genovese da moltissimi anni, si è mostrato più che convinto che l’azione dei guerriglieri che appartengono alla sua entia sia causata dalla sopraffazione esercitata nei loro confronti dal governo di Ceylon. «Siamo persone pacifiche», non si stanca di ripetere, mentre non nasconde la rivendicazione del diritto dei Tamil a difendersi. Due facce di un popolo che non trova pace, evidentemente, nemmeno a chilometri di distanza da casa, in terra genovese. Nemmeno dopo anni.