Cgil: «Altro che federalismo hanno deciso tutto a Roma»

La minaccia è tale da far rianimare l’unità sindacale. E tra i più infuriati con le decisioni romane c’è il segretario della Cgil milanese, Onorio Rosati. «Questo sciopero è la logica conseguenza del fatto che i lavoratori e i sindacati non siano stati minimamente ascoltati» attacca Rosati. E aggiunge: «Il Piano di salvataggio di Alitalia ricalca l’ipotesi lanciata un anno fa da Francesco Rutelli, non sappiamo nemmeno a che titolo. La proposta Rutelli è stata ripresentata e sono state confermate tutte le nostre preoccupazioni».

Quali sono le ricadute che temete sull’occupazione?

«Si parla di 35mila posti a rischio, tra occupazione diretta, indotta e crisi di competitività del sistema. La riduzione di sette iilioni di passeggeri creerà un effetto trascinamento. È un problema che riguarda Alitalia, Malpensa, Sea. E poi tutto l’indotto, come è stato giustamente sottolineato in consiglio comunale e regionale».

L’azionista di maggioranza di Alitalia è il Tesoro. È uno sciopero contro il governo?

«È uno sciopero contro una scelta del governo oltre che contro il management di Alitalia. Il governo non si può chiamare fuori e dire bisogna sbrigarsela con l’amministratore delegato della compagnia. Anche il governo deve dire la sua e assumere su di sé la titolarità delle iniziative, bloccando la polpetta avvelenata che è questo piano industriale».

Perché ritiene il piano di Alitalia una polpetta avvelenata?

«Perché questo piano è stato deciso a Roma senza consultare minimamente i rappresentanti del territorio. Siamo stati tutti bypassati nonostante ci siano ricadute pesantissime su Milano e la Lombardia e non abbiamo neanche gli ammortizzatori sociali. Spero che si apra un confronto nazionale in cui le istituzioni locali, che sono d’accordo, possano giocare le proprie risorse. Se si ragiona di federalismo e poi si fanno cose di questo genere...».

Chiedete anche ammortizzatori sociali. È il solito vecchio sindacalismo assistenzialista e di retroguardia?

«Per noi è l’extrema ratio. Chiediamo prima di tutto che Malpensa venga rilanciata, ribadendo la sua missione di aeroporto intercontinentale. Al secondo posto mettiamo il completamento del collegamento ferroviario tra Milano e la Tav. Ma se a Roma vogliono fare gli equilibristi, bisogna che almeno stendano una rete sotto. I lavoratori sono molto preoccupati, per questo e solo come ultima spiaggia chiediamo una legge dedicata che ci consenta di gestire gli esuberi».