La Cgil chiede più tasse, il ministro dice di sì

Il successore di Tremonti: «C’è poco tempo. Dobbiamo rispettare le scadenze Ue»

Antonio Signorini

nostro inviato a Serravalle Pistoiese (Pistoia)

Più punti di contatto che di divisione tra Cgil e via XX Settembre. E poco importa che il tradizionale incontro di Serravalle Pistoiese sia caduto in un momento nero dei rapporti tra sindacato e governo. All’indomani, cioè, del varo di un Documento di programmazione economica e finanziaria che qualcuno già vorrebbe combattere con uno sciopero generale.
La festa della Cgil di metà luglio è notoriamente luogo di ricuciture e consacrazioni più che di rotture. Due anni fa Guglielmo Epifani, sdoganò il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo; nel 2005 diede a Romano Prodi un via libera che non poteva mancare («gli abbiamo portato fortuna», si schermisce oggi Epifani). E ieri è stata la volta del ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Le critiche al merito del Dpef ci sono, anche se molto meno marcate rispetto a quelle della Cisl. Il ministro ha però incassato un’importante disponibilità ai sacrifici da parte del sindacato della sinistra. «Non saremo certamente noi a protestare perché il Governo denuncia che i conti pubblici sono messi male e che serve una cura forte», ha detto Epifani.
Favore subito ricambiato da Padoa-Schioppa, con altre due aperture. Innanzitutto la valutazione sul dove, d’ora in poi, andrà reperita la gran parte delle risorse. Era stato Epifani a chiedere una politica fiscale che colpisca «quella parte del Paese che si è arricchita anche per la politica fiscale» del passato governo, dicendosi sicuro che il governo «lo farà». Un riferimento all’armonizzazione delle rendite finanziarie, ma anche all’abolizione del secondo modulo di riforma fiscale e cioè di parte dei tagli delle tasse varati dal governo Berlusconi. Un’impostazione che il ministro dell’Economia ha sottoscritto, sostenendo che le risorse per il risanamento andranno trovate «da chi si è arricchito, da chi ha evaso le imposte, dall’alto nel senso della ricchezza». L’altra apertura di Padoa-Schioppa riguarda il taglio del cuneo fiscale. Cioè la principale misura per il rilancio dell’economia contenuta nel programma dell’Unione, che Epifani considera inadatta e che evidentemente non convince nemmeno il responsabile di via XX Settembre. «Il cuneo è importante, ma non è tutto, non è con questo che si può ricostituire una competitività», ha sostenuto il ministro. La riduzione del costo del lavoro, ha aggiunto, può essere una misura «che dà un po’ di tempo, ma se poi non verrà utilizzato bene questo tempo, non basterà». Identità di vedute che però non colmano la distanza che si è creata tra governo Prodi e sindacati con il varo del Dpef. La lista delle cose che non vanno stilata da Epifani è più o meno quella degli altri sindacati. Il segretario della Cgil si dice «allarmato» per i tagli indiscriminati delle spese, dei trasferimenti agli enti locali, alla scuola e alla sanità. Tutti i processi, sottolinea, comportano «una razionalizzazione della spesa che deve avvenire attraverso processi di riforma, che implicano tempi per costruire consenso».
Tempo che Padoa-Schioppa è disposto a concedere solo a metà. Perché prima delle politiche di spesa, conferma il tecnico del governo, viene il risanamento. E i vincoli di Bruxelles. «Dobbiamo rispettare gli impegni internazionali - ha detto -, il Dpef serve a muoverci entro questi impegni». Se l’Unione europea concederà più tempo, ritardando di un anno il rientro sotto la soglia del deficit del 3 per cento non si può sapere ora, ma solo quando tutte le misure di risparmio andranno a regime. Niente rinuncia alla politica dei due tempi, quindi. I capitoli che il governo intende tagliare rimangono i quattro esposti da Padoa Schioppa: pubblica amministrazione (e in particolare il pubblico impiego), enti locali, sanità e pensioni. E non c’è spazio per eliminarne uno, perché «il problema investe l’intero Paese e la società. Ognuno di questi settori offre spazio per fare economia senza sacrificarne le funzioni vere e quindi è più saggio utilizzare questo spazio piuttosto che accanirsi in un settore solo».
In sostanza il giro di vite sulla previdenza ci sarà, così come quello sulla sanità. La raccomandazione di Epifani è che il governo non «tagli solo per tagliare». «Siamo su una strada stretta, mettiamola così», riconosce Epifani. «Perché il risanamento è necessario. E farlo con giustizia sociale non sarà facile. Per quanto riguarda il sindacato proviamo a lavorare in questa strada stretta». La richiesta al governo è «di attrezzarsi dall’altra parte di questa strada, con la stessa responsabilità e lo stesso rigore». La raccomandazione al governo è di «non fare cose diverse da quelle contenute nel programma». Perché «non si può chiedere a un centrosinistra di fare politiche da centrodestra». Se si seguirà il programma «possiamo uscire dalla strada stretta. Se si smarrisce sarà difficile».