Cgil, Cisl e Uil difendono la legge Biagi. Berlusconi: "E' una legge di modernità"

Berlusconi scende in campo per difendere la riforma del lavoro e i sindcati si schierano con lui. "Sono norme che hanno funzionato in grande
parte - ha detto Bonanni - la legge Biagi va sviluppata per
garantire più salario a chi è più flessibile"

Roma - Una legge "di modernita" che va difesa: a sostegno della legge Biagi contro gli attacchi della sinistra massimalista oggi è sceso di nuovo in campo il leader dell'opposizione, Silvio Berlusconi che si è detto "orgoglioso" per il varo di quella legge sotto il suo Governo e convinto che "una nuova stagione sia prossima ad aprirsi". Ma a difendere le riforme Treu e Biagi del mercato del lavoro anche grazie alle quali negli ultimi dieci anni sono stati creati milioni di nuovi posti di lavoro (2,6 tra il 1997 e il 2006 secondo gli ultimi dati Istat), oggi si sono dati appuntamento a Roma, economisti, giuristi, rappresentanti delle parti sociali e politici di entrambi gli schieramenti in una sorta di "contromanifestazione" in vista del corteo del pomeriggio organizzato dalla sinistra radicale.

Tra i più convinti sostenitori dei buoni risultati della legge si sono schierati i leader di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. "Sono norme che hanno funzionato in grande parte - ha detto Bonanni - la legge Biagi va sviluppata per garantire più salario a chi è più flessibile". Questo era il disegno di Marco Biagi". "E' una normativa che va difesa - ha detto Angeletti ricordando che sono comunque state diverse le cause dell'incremento elevato di posti di lavoro, a partire dalla sanatoria sull'immigrazione - ha portato risultati positivi". Adesso la nuova frontiera per il sindacato - hanno ribadito - sarà la riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro. A ricordare il giuslavorista assassinato dalle Br nel 2002 e il suo impegno sia nel pacchetto Treu del 1997 sia nel libro Bianco sul lavoro del 2001 sulla base del quale venne messa a punto la legge Biagi nel 2003 sono stati non solo membri dell'opposizione come il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini, l'ex ministro Roberto Maroni e l'ex sottosegretario Maurizio Sacconi ma anche esponenti della maggioranza come Antonio Polito, Natale D'Amico, Daniele Capezzone, Marco Pannella e Franco Debenedetti. "L'Italia di Marco Biagi - ha detto Sacconi - non ha nulla in comune con l'Italia passatista che manifesta oggi a san Giovanni". Un corteo quello di oggi che, secondo il leader dell'Udc, Casini vede "il Governo sfilare contro se stesso" dando un "gravissimo segno di crisi".

"Restituiamo la figura e la memoria di Marco Biagi all'Italia - ha detto il presidente del Comitato per la difesa e l'attuazione della legge Biagi, Giuliano Cazzola - non è un gesto arbitrario il nostro. Lo hanno fatto quei milioni di lavoratori chiamati a pronunciarsi sul referendum sul welfare che ha segnato una acquisizione dei valori della legislazione sul lavoro dell'ultimo decennio". Non sono mancate le provocazioni. Il convegno è stato interrotto da un gruppo di giovani di Rifondazione che hanno srotolato davanti al palco lo striscione: "siamo troppo giovani per lavorare".

Dopo un leggero parapiglia e l'invito della platea a "andare a lavorare", sono stati allontanati e hanno continuato a manifestare all'esterno dietro allo striscione "il protocollo non me lo accollo". Sacconi ha definito "indegno" il blitz. "Sono indignato - ha detto - non hanno rispettato la sede di un convegno quando proprio oggi avevano la loro sede per dire quello che pensano. Non si trattava di giovani ma di professionisti della politica".