Cgil a congresso, la sinistra sospetta «trucchi»

Antonio Signorini

da Roma

Per alcuni sono solo scaramucce precongressuali; altri parlano di un cambiamento di pelle della sinistra Cgil. Altri ancora lasciano intendere una qualche distorsione nei processi democratici che governano la vita del sindacato. Di certo c’è che a Corso d’Italia è scoppiata la guerra dei «dati misteriosi». E che gli equilibri rischiano di cambiare notevolmente.
In sintesi: è passato un mese dalla fine delle votazioni locali che precedono il congresso di Rimini in programma per l’inizio di marzo, ma ancora non sono stati resi noti i risultati. Il ritardo non è andato giù alla sinistra interna che fa capo al segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini e i malumori sono stati amplificati da Liberazione, quotidiano di Rifondazione comunista, e poi dal Manifesto. Simile il tono degli articoli. Il sospetto di una parte del sindacato, si lascia intendere, è che tanta prudenza sia dovuta alla buona performance al Nord delle tesi della sinistra interna rappresentata da Rinaldini: il 25 per cento in Veneto, il 28 per cento in Emilia Romagna, il 30 per cento in Piemonte e il 21 per cento in Lombardia.
L’offensiva ha costretto Corso d’Italia ha uscire allo scoperto con un comunicato nel quale è stata annunciata la diffusione dei dati per domani, ma i malumori non si sono diradati del tutto. I dubbi questa volta riguardano la distribuzione geografica dei voti. I dati in ritardo - denuncia il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi - sono tutti del Sud. E, guarda caso, proprio i suffragi meridionali (ancora non ufficializzati) sembra che sanciscano un notevole ridimensionamento del successo della sinistra radicale che, alla fine, potrebbe attestarsi tra il 15 e il 20 per cento. «C’è da capire - protesta l’esponente della sinistra Cgil - perché la partecipazione al Sud sia così alta. Non mi pare possibile che a Napoli si voti più che a Bologna». Le aree della Cgil che appoggiano Rinaldini hanno interessato della questione la Commissione di garanzia.
Comunque vada, Rinaldini porterà a casa un risultato di tutto rispetto, soprattutto se confrontato con quello del concorrente Gian Paolo Patta, capo di quella che fino a qualche tempo fa era l’unica area della sinistra Cgil (Lavoro e società - cambiare rotta) e che ora rischia di subire un sorpasso - sempre da sinistra - da parte dell’attuale segretario generale della Fiom. Il Manifesto accredita le tesi di Patta a circa il 10 per cento, quindi cinque punti in meno rispetto a Rinaldini. E Guglielmo Epifani non potrà non tenerne conto. Tra Patta e il segretario generale della Cgil esiste un’alleanza di fatto sancita dall’ultimo congresso, ma d’ora in poi, avverte Cremaschi, «non si potranno ignorare i nuovi equilibri». In altre parole alla segreteria della Cgil non rimarrà che appoggiarsi all’attuale leader della Fiom. Rinaldini, da parte sua, potrebbe portare in dote a Epifani la chiusura del contratto dei metalmeccanici. La prima firma insieme a Fiom-Cisl e Uilm-Uil dopo anni di astinenza. Se si realizzerà questo scenario, la linea politica della Cgil cambierà? Cremaschi è sicuro di sì e spiega anche come: «più autonomia, anche dal centrosinistra» nel caso l’Unione vada al governo. In altre parole «serve una svolta sull’affidamento dato a Confindustria. Sta emergendo - assicura l’esponente della Fiom - una Cgil meno disponibile al montezemolismo».