Cgil contro Regione E la mezzanotte porta il Consiglio

(...) aveva sottovalutato il centrodestra e dimenticato il sindacato. L’inedito sodalizio fra An, Forza Italia e Cgil viene messo nero su bianco che sono le cinque del pomeriggio, quando a stretto giro di posta arrivano due comunicati che dicono la stessa cosa: i due partiti di opposizione e la «federazione lavoratori funzione pubblica» accusano Ronzitti di «comportamento antisindacale» e si riservano di adottare le contromisure necessarie.
I toni sono durissimi. I capigruppo di An e Forza Italia, Gianni Plinio e Luigi Morgillo, denunciano «una scandalosa forzatura del Regolamento e una grave scorrettezza istituzionale oltreché un gratuito sgarbo nei confronti dei gruppi di minoranza che stanno facendo il loro dovere di oppositori» e si riservano «di denunziare la presidenza del consiglio per comportamento antisindacale dal momento che, essendo venerdì giornata di sciopero generale, oltre venti dipendenti addetti al funzionamento dell’assemblea sarebbero costretti a lavorare». Dal canto suo, il sindacato fa «cortesemente» presente a Ronzitti che lo sciopero è indetto per l’intera giornata lavorativa e fa notare «come sarebbe paradossale che nel giorno stesso dello sciopero si richiedessero prestazioni straordinarie ai dipendenti dell’ente Regione». Tanto più che «non ci risulta che gli addetti all’attività del consiglio regionale rientrino tra il personale che può essere comandato per il funzionamento dei servizi minimi che devono essere garantiti in base alle Legge 146».
Una batosta. E dire che Ronzitti aveva pure inviato uno dei suoi comunicati stampa dal tono sempre formale per dire che «a fronte di una richiesta urgente della Giunta» aveva «ritenuto» di convocare la seduta alle 21 «in modo da non arrecare alcuna interferenza o danno con l’azione dei sindacati». Quel che viene dopo ha del ridicolo, letto a posteriori, visto che il presidente si è dilungato sul rispetto delle regole. Riferendosi all’ostruzionismo annunciato dall’opposizione aveva aggiunto che «Come presidente confermo la legittimità di ogni azione che i consiglieri intendono intraprendere nel rispetto delle regole, senza che questo debba configurarsi come diritto di veto di alcuno, come ho già avuto modo di dire. Ogni valutazione sul merito e sulle conseguenze che l’approvazione o la mancata approvazione dei provvedimenti comporta, appartiene alla sfera politica rispetto alla quale, come presidente, sono tenuto ad astenermi».
Poi ecco l’amaro comunicato definitivo: «Avevo proposto e concordato con l’Ufficio di presidenza di tenere la riunione del Consiglio regionale venerdì alle 21, fuori dal normale orario di lavoro, proprio in considerazione dello sciopero indetto dalle organizzazioni sindacali e dopo aver consultato informalmente i loro vertici. Una consultazione durante la quale avevo ricevuto il loro sostanziale consenso ed apprezzamento. Apprendo ora che da parte sindacale ci sono posizioni diverse. Per sgomberare il campo da ogni dubbio rispetto alla correttezza e al rispetto che abbiamo ai lavoratori tutti ho convocato, d'intesa con l'Ufficio di presidenza, il Consiglio regionale per le 0,30 di sabato 26 novembre, conscio del dovere che ho di garantire il corretto svolgimento dell'attività istituzionale ed il rispetto di scadenze urgenti. Queste ultime richiedono decisioni tempestive, pena pesanti ripercussioni sulle condizioni di vita dei cittadini, dei lavoratori e delle fasce più deboli della popolazione in particolare».
L’opposizione ha reagito con le lacrime agli occhi: «Contrordine “compagni” - se la rideva in serata Morgillo -, siamo all’assurdo e ogni commento è superfluo». In aula, il centrodestra si presenterà armato di caffè e di una strategia studiata al minuto per far perdere oltre 30 ore fra relazioni di minoranza, ordini del giorno, espedienti sul regolamento. Ma c’è un’altra minaccia. Ieri è stato l’assessore al Bilancio, Giovanni Battista Pittaluga, a svelarla: per l’approvazione della manovra ha fatto appello al centrosinistra, ammettendo di esser più preoccupato per la scarsa compattezza della maggioranza che per l’annunciato ostruzionismo dell’opposizione.