Cgil delusa dal premier E Bonanni invoca la riforma dei contratti

Il diktat del Professore ha irritato Epifani che ora insiste nel riscrivere tutto l’accordo

da Roma

La Cgil in rotta di collisione con il governo e la Cisl che difende gli accordi con l’esecutivo e rilancia chiedendo di affrontare in fretta un argomento delicatissimo, come la riforma dei contratti. Sembra un revival del 2002, quando il sindacato allora guidato da Savino Pezzotta firmava insieme alla Uil il Patto per l’Italia e la Cgil si defilava. Solo che oggi il governo è quello «amico» di centrosinistra e sono in molti a scommettere in una schiarita prima di settembre.
Per il momento il barometro delle relazioni sindacali segna tempesta. Guglielmo Epifani ha fatto ufficiosamente trapelare la sua irritazione per la lettera che gli ha scritto Romano Prodi, quella nella quale il premier ha precisato che l’accordo sul welfare va firmato per intero. Fonti vicine alla segreteria hanno fatto sapere che Epifani «non è soddisfatto». E non solo perché avrebbe voluto firmare solo alcune parti (pensioni minime, contributi figurativi) del documento stilato dal ministro Cesare Damiano e bocciarne altre (la sostanziale conferma della Legge Biagi e gli scalini della riforma previdenziale).
La richiesta della Cgil è di sostanza ed è la stessa della sinistra radicale: riaprire il documento e riscriverlo. E per rafforzarla la segreteria di Epifani userà anche la leva referendaria, cara all’ala antagonista del suo sindacato. Non a caso ieri il segretario confederale dell’organizzazione Carla Cantone ha sottolineato la necessità di una consultazione «certificata e vincolante» di lavoratori e pensionati sul protocollo.
Posizioni rispetto alle quali la Cisl continua a prendere le distanze. E non perché più vicina al governo di centrosinistra.
Il segretario generale Raffaele Bonanni - presentando il via libera unanime del suo sindacato all’accordo - ha spiegato che ad avere problemi con la politica è proprio la Cgil. È la «delusione da governo amico», ha spiegato. «Il problema - ha aggiunto - è che stanno venendo al pettine tutti i nodi risolti sia dell’autonomia della politica sia della strategia riformatrice rispetto ai grandi cambiamenti economici e sociali». E viene dimostrata la validità della legge Biagi che con l’accordo governo-parti sociali «si è definitivamente consolidata e ulteriormente implementata con un ruolo più forte della contrattazione e delle politiche attive, con nuovi e maggiori ammortizzatori sociali e con nuove tutele per i nuovi lavori». Comprendiamo, ha concluso il segretario della Cisl, «le difficoltà della Cgil, non vogliamo creare ulteriori difficoltà e siamo interessati a concludere unitariamente questo percorso».
Allo stesso tempo Bonanni ha rilanciato il tema che divise a suo tempo la Cisl e la Cgil di Sergio Cofferati chiedendo a Confindustria «che alla ripresa post ferie convochi una riunione con i sindacati per discutere cosa facciamo del secondo livello di contrattazione». La Cisl punta alla durata triennale dei contratti. E al rafforzamento dei contratti aziendali e territoriali.
Appello raccolto dal vicepresidente degli industriali Alberto Bombassei. Confindustria - ha rivendicato - è «pronta da anni». «Mi auguro che Cisl, Cgil e Uil siano disposte a recuperare il tempo trascorso». Aperture anche dalla Cgil. Per il segretario confederale Mauro Guzzonato va bene anche la durata triennale, ma «non si può cambiare un pezzo solo». Ci vuole ad esempio «una discussione sul rapporto tra contrattazione nazionale e decentrata». Come dire, il rafforzamento del secondo livello non può essere dato per scontato.