Cgil e autonomi: ecco chi vuole far saltare il banco

Anpac, Unione piloti, Anpav: delle nove sigle presenti al tavolo delle trattative i più intransigenti sono i «piccoli». E i confederali, come sempre, si spaccano

da Roma

Il segretario generale della Uil Luigi Angeletti lo aveva spiegato giorni fa. «Nella nuova compagnia le relazioni sindacali saranno molto diverse». Molto meno Alitalia, molto più Fiat o Piaggio. Promessa ampiamente mantenuta, visto che nei piani della Cai c’è un capitolo che riguarda il sindacato, subito apparso a chi lo ha letto come un tentativo di limare gli artigli di «aquila selvaggia». In sintesi: nella Cai ci saranno le Rappresentanze sindacali unitarie del personale viaggiante. E quando l’azienda dovrà parlare con i lavoratori, avrà un unico interlocutore e non dovrà districarsi tra mille sigle. Semplificazione destinata a dare più peso ai confederali, Cgil, Cisl, Uil e Ugl, spuntando le armi ai potentissimi autonomi. E non è un caso che, nello scacchiere sindacale di questa trattativa, i primi siano i più aperti al dialogo, anche se con forti differenze.
Confederali divisi. È lo schema classico di quando al governo c’è il centrodestra e che, almeno in questa prima fase della trattativa, si è ripresentato ai tavoli per Alitalia. Da una parte Fit-Cisl e Uil trasporti che non rinunciano a entrare nel merito del piano. Perché la disponibilità a legare le retribuzioni ai risultati c’è. Persino la Uil, molto forte tra i piloti, ha deciso di non fare le barricate sulla proposta di un contratto unico per tutte le tre principali categorie (piloti, assistenti di volo e personale di terra) pur di trovare un accordo e salvare il salvabile.
Non piace il salario variabile. Dall’altra parte c’è la Filt Cgil, che ha bocciato il piano della Cai, giudicato «impraticabile e pessimo», senza lasciare spazio a compromessi nel merito delle principali novità annunciate dagli acquirenti di Alitalia. In particolare al sindacato della sinistra non va giù il salario di prestazione, legato ai risultati. Uno schema che ricalca quello della riforma dei contratti. E non è un caso che l’Ugl trasporti, sindacato vicino alla destra, ma da sempre in difesa di un sistema di contratti tradizionali, abbia bocciato il piano, definito «un’umiliazione per tutte le categorie» dal segretario nazionale, Roberto Panella. Sarebbe stato molto meglio, per l’Ugl, ridurre il costo del lavoro partendo dai vecchi contratti, senza annullarli.
I piloti volano da soli. Nella mappa delle nove sigle che partecipano alla trattativa, la zona dei duri è presidiata dalle sigle che rappresentano le singole categorie. Sono anche le più rappresentative, come nel caso dell’Anpac, il sindacato più forte tra i piloti che ieri ha fatto pesare il suo «no» insieme a quello dell’Unione piloti lasciando il tavolo che era appena iniziato al ministero del Lavoro.
Più che le novità su stipendi, ferie, mobilità e trasferimenti (quando le due organizzazioni hanno abbandonato la trattativa ancora non conoscevano i dettagli) in questo caso a pesare è il contratto unico che mette le «aquile» sullo stesso piano di assistenti e personale di terra. Una condizione posta dagli imprenditori della Cai, rifiutata e giudicata negativamente anche dai piloti dei sindacati confederali, che restano comunque disponibili a continuare il confronto sul resto.
Un po’ diversa la partita degli assistenti di volo. Anche in questo caso la categoria è presidiata da sindacati autonomi potenti. Anpav, Avia. Il presidente della prima sigla, Massimo Muccioli, ieri ha bocciato il piano chiedendo l’intervento del governo. Giudicano «impraticabile» il piano e bollano come «macelleria sociale» la proposta sui salari. E adesso aspettano risposte dall’esecutivo. Anche, e soprattutto, sugli esuberi che rischiano di essere particolarmente pesanti tra hostess e steward.
Anche la bocciatura del Sindacato dei lavoratori (Sdl) va conteggiata tra i no degli assistenti, visto che la sigla dell’ultrasinistra nata da una fusione tra Cobas e Sult, ha iscritti soprattutto tra il personale viaggiante.
Nell’orbita dei più radicali gravita anche una delle organizzazioni minori escluse dalla trattativa (sono stati ammessi solo i sindacati che hanno firmato l’ultimo contratto), cioè la Confederazione unitaria di base (Cub) che da giorni chiede agli altri di rompere del tutto le trattative contro la «polverizzazione» di Alitalia.
Una posizione simile a quella che ieri ha ribadito il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, ma che difficilmente i sindacati seguiranno. Neppure i più duri.