Cgil e no global: un asse per far cadere il governo

La Camusso infiamma le piazze parlando di golpe, la Uil s’infuria per gli statali. Fiom e centri sociali dettano il calendario delle proteste: così la sinistra radicale stila un calendario di guerra per rovesciare l'esecutivo<br />

Rullano i tamburi. La sinistra radicale stila un calendario di guerra. È mobilitazione permanente contro il governo Berlusconi. L’obiettivo: dare la spallata finale all’odiato esecutivo. E un attacco alla manovra arriva anche dalla Uil che annuncia uno sciopero generale del pubblico impiego. E la Cgil conferma la linea dura: «Sulle pensioni è stato fatto un golpe gravissimo, ci toccherà fare ancora lunghe presenze nelle piazze».

Dunque, si fa sul serio. Si muovono i militanti in giacca e cravatta della Uil, disegnano la loro strategia gli indignati con la felpa e il cappuccio della sinistra antagonista che prepara una seria martellante di manifestazioni senza soluzione di continuità, come spiegavano ieri sul Manifesto Luca Casarini e Gianni Rinaldini. Ovvero, due pezzi da novanta dell’ala dura e pura. Quella che non ammette inciuci, non tollera riformismi e contesta senza se e senza ma. Casarini e Rinaldini firmano un pezzo a quattro mani che è un appello allo scontro frontale: «Rischia di travolgerci uno tsnuami. Se la portata dell’attacco alla democrazia, alle tutele e ai diritti, alla società del welfare è storica, storica potrebbe essere, per noi, anche l’opportunità».

Sì, il tandem Casarini-Rinaldini vede come fumo negli occhi la manovra impostata dal Cavaliere che punta sulla flessibilità e rafforza la contrattazione aziendale. In sostanza le intese aziendali che derogano a quelle nazionali sono estese “erga omnes” e i sindacati più piccoli vengono penalizzati.
Non sia mai: i due scagliano l’anatema contro la manovra bis: «Quella che cancella il contratto nazionale e i diritti del lavoro. In questo modo tutte le lavoratrici e i lavoratori sono messi sotto ricatto». Casarini e Rinaldini non accettano modifiche, cambiamenti, modernizzazioni. Considerano una iattura il modello introdotto dalla Fiat di Marchionne a Pomigliano d’Arco.

Ogni tentativo di svecchiare il sistema e di portarlo all’altezza di quello dei Paesi più avanzati è per loro un sacrilegio. Del resto le loro biografie parlano chiaro: Casarini è il volto più noto di quella scheggia del movimento no-global che un tempo s’identificava con le Tute Bianche e oggi con i Disobbedienti. Ha il suo quartier generale a Padova e ha organizzato blitz e marce contro tutto e tutti: contro i grandi riuniti a Genova per il G8, contro la guerra in Iraq e in Afghanistan, contro le agenzie di lavoro interinale, contro la costruzione di una base Usa a Vicenza, contro la Costituzione europea e contro i treni ad Alta velocità. Rinaldini invece è un perito meccanico che si è formato in un’ azienda in provincia di Reggio Emilia. È stato segretario della Cgil per l’Emilia Romagna e poi per otto anni, dal 2002 al 2010, numero uno della potentissima Fiom, la sinistra tosta della Cgil.

In vista c’è lo sciopero generale proclamato da Susanna Camusso della Cgil, che ora rincara la dose parlando di «golpe gravissimo». Dalle parti del Pd l’astensione dal lavoro provoca mal di pancia e distinguo, alla Uil invece solletica la voglia di raddoppiare perché «è inaccettabile la norma sul riscatto degli anni di università e naja».
La Uil come la Cgil della Camusso e dietro il duo Rinaldini-Casarini. Che detta il pressing: «La mobilitazione permanente» inizia a Piazza Navona con la Fiom il 5 settembre, prosegue con lo sciopero generale del 6 e quindi con «la manifestazione contro la Lega il 17 settembre a Venezia, e poi nelle università, nelle scuole, con il Cile a far da lezione anche qui da noi». Il Cile è un mito per la sinistra antagonista; a Santiago la protesta studentesca guidata dalla giovane e bella 23enne Camila Vallejo Dowling sta mettendo in crisi il Berlusconi locale, Sebastián Piñera.

E allora avanti con i cortei, i fischietti e i pullman riempiti di militanti pronti a gridare slogan sotto Palazzo Chigi, con un occhio attento al Sudamerica. «Per il 15 ottobre - aggiungono i due incontenibili - è già stata proposta dalle realtà spagnole degli indignados una mobilitazione europea». E allora tutti a Roma. Per scaldare l’autunno che viene. Sarà una stagione caldissima: «Perché questo treno non passa due volte».