La Cgil festeggia cent’anni di lavoro

(...) in Francia, ma anche in Italia, manifestano di contestare la precarietà. Secondo lui, attraverso una complessa congettura, questo sentimento in Italia è dimostrato dal miglior successo (0,9% in più, ndr) che il centro-sinistra ha ottenuto alla Camera rispetto al Senato.
Ma Burlando non è il solo a cogliere il pretesto di una mostra che vede al centro la cultura del lavoro per proiettarsi nella dimensione politica contemporanea con evidenti quanto discutibili giudizi maliziosamente politici. Anche l’assessore alla cultura di Genova, Luca Borzani, sottolinea come questa mostra aiuti a una «riflessione storica che riflette la contemporaneità». Il presidente della Provincia di Genova, Repetto è convinto come «questa mostra retrospettiva su valori portanti come le battaglie nel nome dei diritti dell’uomo, ahimè si affaccia anche ai giorni nostri». In effetti non hanno torto, visto che nella mostra, al fianco degli operai italiani di fine ottocento ritratti per esempio da Pelizza da Volpedo ci sono quelli cinesi contemporanei fotografati da Edward Burtynsky.
La rassegna, organizzata in occasione del Centenario della Cgil, ha visto il contributo del presidente dell’associazione per il centenario Cgil, Giuseppe Casadio, che ha sottolineato l’importanza dell’attenzione al mondo del lavoro, soprattutto da quando, a suo dire negli ultimi 4/5 anni il precariato è aumentato (forse ai tempi del pacchetto Treu e dei contratti cococò la Cgil era un po’ distratta).
Una mostra che nonostante tutto è assolutamente da non perdere, aperta da oggi a domenica 30 luglio. Mostra a cura di Germano Celant, sotto l’Alto Patronato del presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi. Un itinerario di dipinti, sculture, disegni, fotografie, manifesti, video e film per un totale di oltre 200 opere dei più prestigiosi autori dall’ottocento a oggi. La fabbrica, come teatro del cambiamento per il lavoratore. Situazioni difficili, a volte estreme, condizioni di lavoro poco umane e spesso alienanti. Realtà purtroppo davvero esistenti che dovrebbero essere denunciate senza nessuna strumentalizzazione. Le opere di Balla, Boccioni, Pimenov, Sheeler, Van Gogh, Warhol e tanti altri manifestano la grandezza dell’attenzione al sociale dell’arte. Ma c’è chi, come Marx, a sostenere che la cultura non esiste in quanto tale, ma sia soltanto una sovrastruttura della battaglia politica. Forse alcuni ragionano ancora in questo modo.