La Cgil lancia il «richiamo della foresta» Marrazzo e Zingaretti sabato in piazza

Non erano, Marrazzo e Zingaretti, i presidenti di tutti, nessuno escluso? Avranno cambiato idea malgrado gli slogan delle loro compagne politiche che ancora riecheggiano sulle pagine web che li rappresentano. Già, infatti, in barba a tutti, saranno in piazza con la Cgil.
Il quartier generale della Cgil, proprio in queste ore, attraverso l’ampia schiera di delegati e funzionari sul territorio, sta chiamando l’adunata per la manifestazione nazionale del 4 aprile. È questa, per il sindacato di Epifani, una settimana di grandi preparativi all’appuntamento nazionale che si terrà a Roma sabato prossimo. Sperando di rendere più ampio possibile l’afflusso, l’accorato appello a partecipare è stato indirizzato pure agli amministratori locali. E già si sa che il presidente della Regione Piero Marrazzo e quello della Provincia Nicola Zingaretti non deluderanno le bandiere di Epifani. I due, infatti, hanno già sottoscritto qualche giorno fa l’adesione alla manifestazione. Difficilmente però saranno in grado di giustificare la presenza «a titolo personale». Marrazzo e Zingaretti assieme saranno al fianco degli amministratori emiliani Errani e Cofferati, a quelli della Campania, Iervolino e Bassolino, al governatore della Puglia Vendola. Un evento singolare e senza precedenti. Così singolare da suscitare, anche nello stesso ambito sindacale, completa disapprovazione. È così che il segretario generale della Uil di Roma e Lazio, Luigi Scardaone, scrive a Marrazzo sottolineando il disappunto per se stesso e per i suoi tesserati: «Non nascondo lo stupore e l’amarezza nell’apprendere che sei tra i firmatari dell’appello “a sostegno della grande manifestazione del 4 aprile”. Libero tu, come cittadino, di aderire a quello che vuoi. Altra cosa è aderirvi nella veste e nella funzione che sei chiamato a ricoprire. Veste e funzione rappresentativa di tutti i cittadini e, doverosamente, equidistante da tutti gli interlocutori tanto sociali quanto politici. Mi sento particolarmente ferito e con me i lavoratori che rappresento, quando, sottoscrivendo tale appello dichiari “forte vicinanza ai problemi del lavoro” testimoniando, al contrario, “forte vicinanza” solamente ad una parte del mondo del lavoro». E il tono della missiva indirizzata a Zingaretti non muta direzione e non scema nel tono. Anzi a tratti sembra ancora più incisiva. «Con la scellerata decisione di sostenere e “testimoniare forte vicinanza ai problema di una parte del mondo del lavoro” tu e gli altri - scrive il sindacalista - avete compiuto un gravissimo peccato di omissione». Insomma quello cui punta il dito Scardaone è un errore politico grossolano e al tempo stesso un fatto profondamente deludente. Una via di uscita per i due presidenti? Sabato prossimo rimanere a palazzo.