La Cgil riunisce gli operai, ma si parla solo di Tfr

Convocata un’assemblea, ma tra i colleghi di Vincenzo Sisi, l’ideologo delle nuove Br catturato, prevalgono imbarazzo e silenzi

nostro inviato a Borgaro Torinese (Torino)
«Il sindacato? Ufficialmente nessuno sa ancora nulla di quello che è successo. Ne stiamo parlando solo tra di noi dell’arresto di Sisi. Dicono che ci sarà un’assemblea domani o dopodomani. E forse, boh, una manifestazione il 21. Ma chissenefrega della manifestazione, dobbiamo solo stare attenti adesso, guardarci attorno e pensare a lavorare. Altrimenti è un casino per tutti». Tira ancora, con rabbia, una boccata di quella sigaretta che ha fumato fino al filtro, Salvatore, capelli sale e pepe, maglioncino dolcevita grigio. Aspetta di cominciare il turno delle 14 come tutti quelli che, a gruppetti, dal ponte della ferrovia sciamano verso la Ergom, la fabbrica di materie plastiche, dove lavorava e tesseva la sua ragnatela Vincenzo Sisi il sindacalista della Cgil con l'hobby delle Br o il brigatista con l'hobby del sindacato, a seconda delle interpretazioni. Ma qui, alle porte di Torino, nella fabbrica marrone dalle ampie vetrate che occupa mezza via Stura, dall'ultimo arrivato come Giorgio («Son qui da gennaio, Sisi non ho neanche capito chi è») a Salvatore che in Ergom lavora da 20 anni («Ero già a Chivasso poi lì hanno chiuso e sono venuto qui, sempre allo schiumaggio») la reazione è una sola: imbarazzo. L'imbarazzo di una Cgil che espelle, ma nella fabbrica dell'arrestato tace e aspetta tempi migliori. L'imbarazzo di chi, come Alessandro De Vita, l'unico che accetta di dare anche il cognome dice che «Sisi sembrava innocuo. Ci si vedeva a mensa, si parlava di calcio, di vacanze. Nessuna di quelle baggianate tipo lotta armata. Chi poteva immaginare che fosse una specie di dottor Jekyll».
Una manciata di chilometri. Lungo la cintura torinese dell'indotto dell'auto, che affastella i nomi di aziende note e meno note le dichiarazioni si somigliano. Alla Webasto (tettucci apribili) che a Venaria si prende quasi un intero isolato tra corso Cuneo e corso Asti quel gruppetto di operai che, maglietta grigia e pantaloni blu, in pausa caffè e sigaretta, accetta di parlarci attraverso la cancellata, intona il coro della sorpresa: «Io l'ho saputo stamattina che avevano pescato un terrorista a Borgaro. Qui nessuno ne ha parlato». Neanche il sindacato? «Ieri quelli del consiglio di fabbrica hanno fatto un’assemblea ma si è parlato solo di Tfr. Che vuole che le dica? Siamo un po’ scioccati». Aziende come la Ficomirrors, (specchietti retrovisori) un tempo, nemmeno tanto remoto, protagonista di una vertenza sostenuta addirittura dal Torino Social Forum. «E adesso senza nemmeno più rappresentanza sindacale» come dicono all'ufficio personale. «Non ce n'è bisogno, siamo tranquilli - spiega Mario - camice bianco da tecnico di laboratorio, in azienda dal 1989. La storia di Sisi ci sorprende. Ognuno oggi pensa ai propri affari». Torniamo in via Stura a Borgaro. Ci sono molte donne tra i 500 dipendenti della Ergom. Giuliana, coda di cavallo, maglioncino e pantaloni neri ha il passo svelto di chi non vuol far danni dicendo qualche parola di troppo: «Sisi? Era stato cacciato via perché si agitava troppo, faceva più il sindacalista che l'operaio. Alla fine hanno dovuto riassumerlo. Ma da lì a dire che è un terrorista ce ne passa». Musi lunghi che non hanno voglia di guardare nemmeno le montagne che svettano sullo sfondo in un cielo dall'azzurro intenso. La gente della Ergom passa il ponte della ferrovia e scollina verso l'ingresso principale. Sulle carrozze della linea Torino-Pinerolo sono comparse scritte di solidarietà ai brigatisti: «Onore ai compagni arrestati». Che ne pensate? chiedo a Orlando, in servizio al reparto stampaggio, lo stesso dove lavorava Vincenzo Sisi. «Non ne pensiamo proprio niente. Qui spazio per i terroristi non c'è. Ci hanno sempre raccomandato di stare attenti. Di tener d'occhio quelli che in fabbrica sembrano balordi. Ma quando si dice balordo si pensa ad un tossico, non certo a un terrorista. Come si fa a capire se uno che sembra normale invece è un terrorista? Guardi sotto il ponte la scritta più dura che è stata fatta qui con lo spray: Dany mi vuoi sposare?».