Cgil, scontro con Fiom: Rinaldini verso l'addio

Dopo le elezioni si acuisce la divisione tra segreteria nazionale e sindacato delle tute blu. Rinaldini: "Tentano di azzerarci". Cantone: "Parole inaccettabili"

Roma - Si acuisce lo scontro in Cgil tra la segreteria nazionale e la Fiom, con il sindacato delle tute blu che accusa la dirigenza della 'casa madre' di voler azzerare la parte più oltranzista del sindacato. Oggi è stato il turno del segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, che in un' intervista all'Unità ha minacciato le dimissioni dopo i provvedimenti disciplinari inflitti dalla Cgil a quattro dirigenti della Fiom milanese, sospesi per alcuni mesi per aver consentito a un esponente già espulso dal sindacato di intervenire a un attivo dei delegati.

Immediata la controreplica del segretario organizzativo del sindacato di Corso d'Italia, Carla Cantone, che ha definito queste dichiarazioni "incredibili e inaccettabili". "La commissione giudicante - ha spiegato la Cantone - valuta i fatti accaduti ed emette sentenze sulle singole persone e sui singoli fatti e non c'entrano nulla le eventuali responsabilità collettive o di altri dirigenti sindacali. Non so se Rinaldini si renda conto che le sue dichiarazioni rischiano di essere considerate come un tentativo di condizionare politicamente l'autonomia di giudizio del comitato di garanzia che è l'organo di giurisdizione interno della Cgil". Sta di fatto che il clima in casa Cgil resta teso, con un crescendo di botta e risposta che va avanti da due settimane e che ha preso spunto dalla sconfitta elettorale del Pd. All' indomani del voto, il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi, era uscito allo scoperto chiedendo un congresso anticipato della Cgil anche perché, aveva motivato, "la Cgil ha perso le elezioni".

Una richiesta subito respinta dal segretario nazionale della Fiom e leader dei riformisti dell' organizzazione delle tute blu, Fausto Durante: "In questo momento di tutto ha bisogno la Cgil tranne che di un nuovo congresso". Il 7 maggio lo scontro entra nel vivo ed è sempre Cremaschi a denunciare la sospensione di 4 dirigenti Fiom di Milano (tra i quali la segretaria della Fiom di Milano, Maria Sciancati), definendolo "un vergognoso atto di intimidazione politica che viola le regole e lo spirito della Cgil". Immediata la replica dei segretari generali della Cgil Lombardia e della Camera del lavoro metropolitana di Milano, che invitano le segreterie e gli organismi dirigenti ad astenersi da qualunque valutazione ed interferenza. Tre giorni più tardi Rinaldini diserta il direttivo della Cgil rinunciando al suo intervento nel dibattito in corso sul documento di riforma contrattuale. "E' giusto - spiega Rinaldini nell'intervista odierna all' Unità - che io mi assuma la responsabilità delle scelte compiute dai dirigenti della Fiom di Milano. Ero a conoscenza dei fatti sull'attivo dei delegati in questione. Quindi, se sarà confermata la sospensione di Maria Sciancati mi riterrò sospeso anch'io dall'iscrizione alla Cgil".

Per Rindaldini, "non è possibile che il gruppo dirigente della Fiom milanese venga decapitato in questo modo. Sono decenni che faccio vita politica e sindacale, ma una cosa così non l'ho mai vista". In ogni caso, Rinaldini spera "in una conclusione positiva" e annuncia che lunedì sarà al direttivo della Fiom di Milano. "Non è certo la prima volta che vengono emesse sentenze analoghe nei confronti di singoli dirigenti, anche di primo piano - la controreplica della Cantone - ma nessuno ha mai considerato tali provvedimenti e procedure come atti politici verso una struttura della Cgil".