La Cgil si spacca: la Fiom sfila contro Epifani

Antonio Signorini

da Roma

«La Cgil e tutte le sue strutture devono prendere le distanze» dalla manifestazione del 4 novembre. Da corso d’Italia non era mai arrivata un’indicazione così esplicita alle federazioni. Almeno da quando alla guida del primo sindacato italiano c’è Guglielmo Epifani. E il motivo è solo uno. Il 4 novembre si terrà la manifestazione più attesa da un pezzo di mondo sindacale, dalla sinistra radicale e dai no global. Un corteo indetto per manifestare «contro la precarietà» (la richiesta era l’abolizione della legge Biagi, della riforma Moratti e della legge Bossi-Fini), ma che con il tempo ha assunto un significato diverso e sempre più preciso: la prima manifestazione della sinistra contro la legge Finanziaria. Le prove generali per l’opposizione di sinistra al governo di sinistra.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il volantino dei Cobas pubblicato mercoledì sul manifesto, nel quale si dà del «servo dei padroni» a Cesare Damiano, ministro del lavoro ed ex esponente della Cgil, e si invitano i lettori a partecipare contro «la finanziaria truffaldina».
Abbastanza per convincere Epifani a lasciare da parte la diplomazia. Tanto più che il rischio era quello di vedere sfilare contro il governo amico alcune delle principali federazioni della Cgil, cioè i metalmeccanici della Fiom, il pubblico impiego dell’Fp-Cgil e la scuola del Flc, tutte e tre tra i promotori della manifestazione. La durissima nota della segreteria per porre un argine alla manifestazione ha quasi centrato l’obiettivo. Ha ritirato l’adesione il segretario generale della Funzione pubblica Carlo Podda, esponente della sinistra della Cgil (comunque l’unico a minacciare uno sciopero contro la finanziaria). Non parteciperà nemmeno Enrico Panini, segretario della federazione Scuola università e ricerca.
Allarme rientrato? No. La bomba atomica sganciata da Epifani non ha intaccato la linea dell’estrema sinistra targata Cgil. Non della «Rete 28 aprile» di Giovanni Cremaschi, che ha sempre criticato la manovra alla radice. E questo era prevedibile. Ma non ha cambiato idea nemmeno la categoria più «pesante» della Cgil e cioè i metalmeccanici della Fiom, federazione ribelle, da anni collocata alla sinistra della segreteria il cui segretario Gianni Rinaldini ha confermato «il suo impegno per la riuscita della manifestazione». Il leader dei metalmeccanici Cgil ha precisato che il corteo del 4 novembre «non ha nulla a che vedere con le posizioni dei Cobas», il cui volantino è un «atto di assoluta irresponsabilità», ma non vuole rinunciare. E a Epifani non resta che aspettare di vedere le bandiere della Fiom-Cgil accanto agli striscioni del no global Luca Casarini, contro quella finanziaria che secondo molti è stata scritta anche con il contributo del suo sindacato.