"La Cgil sorvegli gli iscritti" e Prodi fa infuriare anche Epifani

Per il premier la scoperta che alcuni Br erano delegati "è stata una sorpresa per gli stessi sindacalisti". La retromarcia di Sircana non placa le polemiche. Poi lunga e difficile telefonata col segretario Cgil 

Nuova Delhi - L'incidente con la Cgil scoppia quando in India è già pomeriggio, e a Roma ancora mattina. E ci vorrano poi diverse ore, e numerose telefonate intercontinentali, prima che Romano Prodi trovi il modo per rimediare allo strappo evitando uno scontro diretto con il principale sindacato italiano: a sera, un comunicato di Palazzo Chigi (i cui principali abitanti in quel momento sono appena decollati sull'aereo di Stato per tornare in Italia) assicura che la Cgil non è sotto accusa per scarsa «vigilanza» sulle infiltrazioni terroristiche, e che anzi ha sempre costituito un «baluardo» contro l'eversione.
Ma le parole del premier, rimbalzate in mattinata a Corso d'Italia, avevano assai irritato lo stato maggiore sindacale. Prodi era tornato sul tema degli arresti dei neo-brigatisti rossi durante la conferenza stampa conclusiva della missione di governo in India, nella sede dell'ambasciata italiana di Delhi. Aveva espresso «soddisfazione» per il successo dell'operazione «preventiva» contro le Br, perché si è stati in grado di «anticipare eventi luttuosi», ma anche «preoccupazione perché occorre rimanere vigili finché il fenomeno non sarà del tutto sradicato». Lanciando un monito: «Guai, guai, guai ad abbassare la guardia». Poi però, all'uscita dall'ambasciata, è stato nuovamente attorniato dai cronisti, che gli hanno chiesto un commento sul fatto che otto degli arrestati per terrorismo siano iscritti o delegati sindacali della Cgil. E il premier ha ammesso che «questo è un elemento preoccupante». Aggiungendo poi sulle contiguità con il terrorismo «è chiaro che i sindacati dovranno esercitare una sorveglianza molto più forte, molto più attenta. Credo che la cosa sia giunta come una sorpresa ai sindacalisti stessi. Ma il problema va risolto con una analisi e una sorveglianza molto più forte».
Il portavoce del premier, Silvio Sircana, si accorge in fretta che l'incidente è in agguato, che le parole del premier possono essere interpretate come un'accusa di scarsa vigilanza e capacità di «analisi» alla Cgil, e cerca di circoscriverne la portata: «Non c'era alcuna intenzione attribuire responsabilità di qualche tipo a Guglielmo Epifani o ai vertici sindacali».
Troppo tardi: le frasi del premier sono già finite in rete sulle agenzie, il premier non smentisce né rettifica e le reazioni non tardano ad arrivare. A difesa del sindacato insorge subito Rifondazione comunista: quello rivolto da Prodi è «un richiamo superfluo», dice Franco Giordano, perché «il sindacato è sempre stato il protagonista principale della lotta al terrorismo, e un baluardo della democrazia». Anche il presidente della Camera Bertinotti esprime tutta la sua «solidarietà» a Epifani, spiegando che «la Cgil sa benissimo cosa fare, e del resto lo ha sempre fatto».
Ma è con la Cgil che si registra la massima tensione: mentre Prodi è impegnato negli incontri conclusivi con Sonia Gandhi e con il premier indiano Singh, si susseguono le telefonate tra il suo staff e il sindacato di Corso d'Italia, che reclama un gesto di riparazione. La Cgil vive un momento difficile, e lamenta da giorni la scarsa «solidarietà» ricevuta dai principali partiti dell'Unione, ds e Margherita in testa: «Ce ne ha mostrata più Fini di Fassino o Rutelli», sottolineano dalle parti di Epifani. L'accusa implicita rivolta dal premier al sindacato è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. E così Prodi conclude la sua missione indiana con un lungo e difficile colloquio telefonico con Epifani, al termine del quale arriva il comunicato distensivo: «La storia e i valori del sindacato sono e saranno un baluardo democratico contro i tentativi di colpire lo Stato», detta Palazzo Chigi (in trasferta) alle agenzie.