Cgil sotto choc: è mancato il filtro

Autocritica parziale del sindacato. Epifani: non avevamo percepito il pericolo. Ma Cremaschi non ci sta: l’iscrizione è libera

Roma - La Cgil è sotto choc. Ventiquattr’ore dopo l’arresto di otto iscritti nell’ambito dell’inchiesta milanese sul Partito comunista politico-militare, il sindacato guidato da Guglielmo Epifani non è riuscito ancora a darsi una risposta sui motivi che hanno causato l’«infiltrazione» di elementi terroristici nell’organizzazione.
E anche sulle modalità di contrasto del fenomeno la reazione non è stata unanime. Da una parte ci sono coloro che vorrebbero alzare la guardia e chiedono «più filtri contro il tesseramento selvaggio» come alcuni iscritti che ieri hanno manifestato contro il terrorismo a Piazza San Babila a Milano. Dall’altra parte, e sono la maggioranza, coloro che ritengono gli otto degli «avventuristi sotto copertura», un incidente causato dalla disgregazione sociale.
Il ritardo dell’analisi è testimoniato dalle parole dello stesso Epifani. «Non avevamo percepito nulla di queste dimensioni» ha dichiarato sottolineando che il passaggio generazionale è stato traumatico («I vecchi se ne sono andati e i giovani sono precari»). Ma la sospensione degli otto e l’organizzazione di manifestazioni unitarie con Cisl e Uil (la prima a Torino il 21 febbraio) non basteranno. Il silenzio di Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, è indicativo della volontà di cercare le parole giuste per non creare ulteriori fratture alla vigilia di appuntamenti importanti per il sindacato (manifestazione di Vicenza e riforma delle pensioni). Parlerà oggi a Padova dove ha convocato una riunione della segreteria nazionale precedente la riunione dei delegati.
La voglia di autocritica, però, è un dato di fatto considerato che tra gli arrestati c’erano dei delegati di fabbrica e questo mette in discussione la dirigenza. «C’è allarme, dobbiamo rialzare il livello di guardia - ha osservato il segretario confederale Nicoletta Rocchi - perché consideravamo un retaggio del passato la presenza di terroristi nei posti di lavoro». Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario generale della Filcem (alla quale apparteneva Vincenzo Sisi), Alberto Morselli. «Quando i coinvolti sono così numerosi - ha dichiarato - non ci si può girare dall’altra parte o fare ricorso alla storia pur autorevolissima della Cgil. Oltre alla necessaria vigilanza, la guardia contro il terrorismo si deve arricchire di nuova linfa nell’iniziativa sindacale e contrattuale».
Si può però pensare veramente che il sindacato abbia omesso di vigilare tra i 5,5 milioni di iscritti per non perdere tessere e coinvolgere anche le posizioni ultramassimaliste? E se qualche cigiellino fosse stato a conoscenza delle tesi dell’Aurora non avrebbe informato la pubblica sicurezza? «A Mirafiori circolano i fogli più incredibili - dice Giorgio Airaudo, segretario generale della Fiom di Torino - e io ho passato una notte in questura quando abbiamo rinvenuto in fabbrica documenti brigatisti della Lioce. E poi a noi e al Servizio vigilanza Fiat difficilmente sfugge qualcosa». Alzare steccati, secondo Airaudo, non servirebbe. «Non c’è nessuna coincidenza - conclude - tra conflitti sociali e brodo di coltura del terrorismo che attecchisce laddove non c’è confronto. Nelle manifestazioni in Val di Susa gli esponenti più esagitati dei centri sociali sono stati isolati o ricondotti a metodi democratici». «L’iscrizione è libera e le verifiche si possono fare ex post», ribatte Giorgio Cremaschi, leader della sinistra Cgil.