Chailly applaudito con la Filarmonica a «Casa Puccini»

Nella Basilica di San Frediano a Lucca una serata dedicata alle opere giovanili del grande compositore toscano

Alberto Cantù

da Lucca

Benvenuti gli alpini (raduno settimanale a Lucca) e bentornato a casa sua il sor Giacomo: nella cittadina dove i Puccini furono musicisti per generazioni. La Basilica di San Frediano ha accolto ieri orchestra e coro della Filarmonica, diretti da Riccardo Chailly (il coro è preparato da Bruno Casoni), alla scoperta del giovane Puccini: quello dell’Op. 1, lavoro datato 1876 e scritto a 17 anni nel corso degli studi lucchesi, fra eleganti tremoli e un ballabile che via via si accalora già alla Puccini. Poi un’inedita e solida Fuga in do minore, saggio di Conservatorio, a Milano, come il Capriccio sinfonico dello stesso 1883, con cui il futuro autore di Butterfly e Turandot si diploma compositore e dove troviamo già quel motivo che aprirà la Bohème prossima ventura.
C’è anche un Preludio sinfonico, dell’82, che ci dice quanto Puccini amasse e conoscesse a menadito Wagner: pagina che ha la campata lunga e l’arco crescendo-diminuendo del Preludio atto primo del Lohengrin. La cantante ospite è una pucciniana di rango, Cristina Gallardo Domas e ad applaudirla vi sono fra gli altri il sovrintendente della Scala Lissner, il direttore artistico del Maggio Musicale Tangucci, Bruno Ermolli, presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni pucciniane, i ministri Matteoli, Lunardi e Stanca, Simonetta Puccini, nipote del compositore, e Marcello Pera, presidente onorario del comitato pucciniano. Alla Gallardo Domas toccano alcune pagine dalle due prime opere pucciniane, Le Villi (1883, «Se come voi piccina») ed Edgar (1889, «Addio mio dolce amor»), oltre a due pagine famosissime dal primo e irripetuto capolavoro di Puccini: Manon Lescaut (1893). Applauditissime «In quelle trine morbide», resa dalla Gallardo Domas con una dolcezza e un calore da grande interprete pucciniana, e «Sola, perduta, abbandonata», colta in tutto il suo strazio, che Chailly e una Filarmonica dalle delicate e affettuose sonorità cameristiche intervallano con l’Intermezzo dell’opera. In definitiva un allargamento di quella pagina d’occasione del 1890 dal titolo Crisantemi che con la sua malinconia fine secolo va intesa come una sorta di cartina preparatoria appunto di tale pagina.
Chailly chiede e ottiene un «canto spiegato», con arco infinito, ovvero pura gioia. L’ouverture di Edgar ha così il fluire sinuoso, gli archi tersi e le finezze squisite del Puccini a venire. Il coro di voci bianche di Lucca interviene nel Requiem aeternam, anch’esso profetico del Puccini a venire. La Gallardo Domas concilia poi nell’«Addio mio dolce amore» tenerezza e intensità come la pagina richiede. Sin dalle pagine giovanili direttore e interpreti cavano fuori quel mondo fatto di malinconia e dolcezza, di moti del cuore e turbamenti dell’anima, di novecenteschi dubbi e incertezze che fanno di Puccini, a tutti gli effetti, un uomo e compositore del Ventesimo secolo. Anche quel formidabile drammaturgo, l’unico vero erede di Verdi, capace di parlare al semplice ascoltatore e di mettere nero su bianco per il musicista tutta la sua modernità. Il concerto, salutato da un consenso assolutamente straordinario, è stato ripreso da Raiuno che lo trasmetterà in differita.