Chailly, direttore-filologo che ama riscoprire le versioni dimenticate

L'obiettivo? "Far conoscere un'alternativa". Perciò vuole recuperare Puccini e Rossini

Riccardo Chailly appartiene al genere dei direttori d'orchestra che raggiunge il podio solo dopo aver analizzato al millimetro, o meglio vivisezionato, la partitura dopo comparazioni, riflessioni, letture di libri a corredo. Dopo aver studiato sino allo sfinimento. Il direttore è uomo di comando e Chailly ritiene che un'orchestra la si domini proprio «attraverso il potere magico della lettura interpretativa. Poi, ci sono questioni diciamo chimiche, come in tutti i rapporti deve scattare un'alchimia di intenti». Con questa stessa meticolosità, Chailly sta costruendo il percorso scaligero iniziato nel 2015 come direttore generale, un titolo ponte perché solo dal prossimo gennaio sarà direttore musicale a tutti gli effetti.

Per prima cosa ha voluto dare più dignità all'orchestra, da intendersi non solo come operistica ma anche sinfonica. L'ha condotta in giro per l'Europa, finalmente nelle città e teatri che contano, l'ha riportata in sala d'incisione (Decca), sta aggiungendo tessere di repertorio mancanti. Quanto al melodramma, punta su titoli o versioni dimenticate, su riletture critiche, raddrizza i torti subiti da opere bocciate dalla Scala al loro apparire. E lo fa in occasione degli appuntamenti mediaticamente più importanti. Per il 7 dicembre 2015 riesumò Giovanna d'Arco di Verdi, ora tocca alla prima versione di Madama Butterfly di Puccini, assente alla Scala da 112 anni. Stessa operazione per Fanciulla del West, sebbene in questo caso il progetto sia rimasto sulla carta poiché la protagonista si ammalò e non cantò, dunque andò in scena la versione consueta.

«L'inaugurazione di quest'anno - spiega - vuol far conoscere un'alternativa. Nessuno vuole imporre questa versione. Lo stesso valeva per Turandot o Fanciulla del West. Mi interessa il recupero delle fonti». Il direttore vive tutto questo come un «servizio di doverosa responsabilità nei confronti di Puccini e di opere che fanno parte del patrimonio dell'umanità». Un approccio certo segnato dai decenni spesi in Paesi dallo spiccato senso civico, Germania e Olanda. Chailly è stato direttore d'orchestra a Amsterdam per 16 anni, a Berlino per 9 anni e a Lipsia fino al giugno scorso dopo aver sciolto il contratto con 4 anni d'anticipo, così da concentrarsi sulla Scala e l'orchestra di Lucerna. Il Maestro ha sempre avuto rapporti lunghi e stabili con le orchestre, non ama il ruolo dell'ospite, «sembra una direzione da turismo. Arrivi, esporti qualcosa, importi un poco. È tutto troppo frammentario. A me piace costruire». Ora, tornato a Milano, città di nascita (nel 1953) e formazione, in un teatro frequentato dalla fanciullezza per via della professione del padre (compositore e direttore artistico della Scala), capitalizza le esperienze maturate altrove.

Durante il suo mandato eseguirà tutti i titoli di Puccini, il compositore del cuore: «È il mio fratello gemello. Ci sono tante scoperte attorno a questo musicista». Un compositore, aggiungiamo, accusato di kitsch... «A renderlo tale sono stati alcuni interpreti. Puccini è un gigante del Novecento», replica all'istante. Altro compositore che sarà sempre più presente nelle stagioni future è Gioachino Rossini. È infatti attesa Gazza Ladra di Rossini, assente a Milano da due secoli, per la regia di Gabriele Salvatores al suo debutto alla Scala. Il direttore ama questo regista «per il ritmo musicale del suo cinema».

Chailly, uomo delle filologie? «Offro solo possibilità in più d'ascolto». E poiché sono rarità, scoperte, insomma non proprio moneta corrente, non esita a uscire dalla Scala per promuoverle. Incontra gli studenti, i loggionisti, gli appassionati. Ama e sostiene la Scala aperta, di fatto sempre più aperta. C'è però un limite oltre il quale non ama spingersi. Alcune scelte della sovrintendenza si sono discostate dal suo credo. I registi della prima scaligera dell'anno scorso erano troppo terrible per lui, così come non apprezzò gli spettacoli a Malpensa o la confezione stile circo equestre del concerto scaligero per Expo in Piazza Duomo, con Bonolis, Clerici, Lang Lang, Bocelli (altro dettaglio: organizzato il giorno prima del suo spettacolo pro Expo alla Scala). Vanno bene i concerti in piazza, lo stesso Chailly vi ha portato Martha Argerich lo scorso giugno, però si chiama Argerich... Divergenze di vedute che non si sa ancora cosa sortiranno. I confronti duri possono incrinare ma anche consolidare i rapporti.