Chailly inaugura la «Verdi» con una punta di nostalgia

Da pochi mesi Kapellmeister a Lipsia dopo un’avventura di sette anni con la formazione dell’Auditorium, dirige stasera la «Tragica» di Mahler

Igor Principe

Se è vero che certi distacchi possono essere traumatici, è altrettanto vero che non devono per forza essere definitivi. Allora, più che doveroso, è giusto che a guidare stasera (e per due repliche, domani e domenica) l'Orchestra Verdi nel suo debutto stagionale sia Riccardo Chailly. Ovvero colui che per sette anni l'ha diretta e fatta crescere fino ad essere una delle realtà sinfoniche più belle in Italia. E dalla quale si è congedato la scorsa primavera, lasciando il ruolo di direttore musicale per vestire quello di onorario.
«Quest'orchestra adora Mahler», spiega Chailly al termine di una prova conclusa a metà pomeriggio, in anticipo rispetto agli orari di un tempo, quando si sforava ben oltre l'ora di cena. «È un ottimo segnale, soprattutto quando si ha di fronte una partitura come la Sinfonia n.6, la Tragica - prosegue -. Vuol dire che questi musicisti hanno raggiunto l'eccellenza nella preparazione e nella conoscenza dello stile nel far musica, dando una prova di volontà e di qualità davvero notevoli».
Kapellmeister - la massima autorità musicale - in quel di Lipsia, dove dirige la Gewandhaus Orchestra (la più antica al mondo) e l'Opera, il Maestro non parla apertamente di nostalgia della Verdi. Ma che una punta di quel sentimento affiori, nemmeno lui lo nega.
«I ricordi non mancano, e il clima di collaborazione e affetto che ho trovato tornando qui è intenso e piacevole. Ma è giusto che entrambi guardiamo all'oggi e al futuro. L'orchestra vive un periodo non facile, in attesa di un nuovo direttore stabile. Ma nel tempo ha acquisito una cultura sinfonica vastissima e una consapevolezza dei propri mezzi che ha saputo manifestare subito. In prova mi è bastata un'ora per ricevere la risposta che volevo».
La Tragica era programmata da tempo, ulteriore passo nel percorso che prevede per la Verdi l'integrale delle sinfonie mahleriane. «Tranne l'Ottava, per la quale ci vuole un organico infinito - dice Chailly, il cui sguardo sui direttori che continueranno quello e altri percorsi è comunque sereno. - Un'orchestra deve andare oltre l'uomo, perché a contare è il senso di quanto svolto nel nostro lavoro. In questo senso, è positivo che si ripeta l'appuntamento di fine anno con la Nona, diretta dal mio predecessore a Lipsia, Herbert Blomstedt. Mi delude, invece, che non si possa perpetuare la consuetudine delle Passioni bachiane in Quaresima».
Solito ostacolo, la scarsità di mezzi finanziari. Sotto questo profilo, l'intera Unione europea è un fatto drammaticamente reale. «Il problema c'è anche a Lipsia, che pure è un esempio per la portata degli investimenti in cultura - spiega il maestro -. L'Opera sta uscendo lentamente da una crisi di immagine, e i finanziamenti sono insufficienti. Per fortuna, le potenzialità non mancano».