Chailly torna al Piermarini Filarmonica in salsa slava

C'era attesa per il concerto di Constantinos Carydis, giovane direttore che lunedì avrebbe dovuto debuttare sul podio dell'Orchestra Filarmonica della Scala. Una volta tanto, si diceva, ecco un artista proveniente dalla Grecia, terra che associamo al passato dorato, al presente sull'orlo della bancarotta, ma non proprio alla musica, salvo le poche - ma memorabili - eccezioni: quella di Maria Callas, su tutte.
Carydis ha dato forfeit, è malato. Così oggi, al direttore promessa, subentra un direttore che è garanzia. Ovvero Riccardo Chailly, 58 anni (il 20 febbraio), di Milano, anni spesi alla testa dell'Orchestra del Concertgebouw di Amsterdam, ora del Gewandhaus di Lipsia e fino al 2005 dell'Orchestra Verdi di Milano. Artista nell'albo d'oro della Filarmonica, Chailly collaborerà nuovamente con la compagine scaligera in aprile, per la Settima Sinfonia di Mahler. Dopo le prove aperte di ieri, attesa per il concerto di oggi alla Scala questa sera alle 20. Il programma attinge ai colori e profumi slavi con la Settima Sinfonia di Dvorák e il Concerto pianistico numero uno, cioè quello celeberrimo, di Ciaikovskij. Al pianoforte ci sarà Arcadi Volodos, russo, di San Pietroburgo, 39 anni il 24 febbraio. Volodos è al suo debutto alla Scala, è una stella internazionale ma il caso, o le strategie manageriali, o chissà che cosa, fanno sì che, in Italia, Volodos suoni assai di rado. Volodos non ha dalla sua parte nessuna storia particolare da raccontare, non viene da strani Paesi e non è propriamente un Adone. Non è il pianista-personaggio, suona meravigliosamente, punto. Conduce la sua attività con una tale naturalezza da smitizzare qualsiasi cosa si dica sul suo conto, perché subito, all'apparire, se ne parlò in termini di leggenda del pianoforte. E Volodos porta alla Scala un Concerto leggendario, impresso nella storia dell'interpretazione da mani superbe: da Richter e Rubinstein in giù. Dopo le apparizioni scaligere di giovani pianisti d'Oriente ancora acerbi, Volodos debutta alla Scala proprio nella sua fase di maturità piena e incondizionata, con mani giovani e iperabili accompagnate dalla pienezza creativa di chi da anni si misura sul campo. Perché questo Concerto chiede tutto. Esige forza giunonica, vedi gli accordi iniziali del pianoforte che fa da onda d'urto alla fascinosa melodia - di quelle che giusto Ciaikovskij riesce a concepire - dell'orchestra. Un pianoforte leonino che vuole accaparrarsi primi piani e trionfi, in lotta con la massa orchestrale. Ma pure capace di tenerezze.