Champagne e belle donne 007 seduce anche su carta

Per la collana «I grandi libri dell’estate», da sabato in edicola con «il Giornale» a 5,90 euro, gli avventurosi romanzi dell’amato agente segreto

Maurizio Cabona

Eroe della Guerra fredda (1947-1989), James Bond è il protagonista dei romanzi e dei racconti di Ian Fleming (1908-1964), ma è diventato noto soprattutto per i film che ne vengono tratti a partire dal 1962 di Agente 007, licenza di uccidere, diretto da Terence Young. Il primo libro della serie era Casino Royale (1953), ma nel 1962 era d’attualità l’ambientazione caraibica, a causa della crisi di Cuba.
Inglese, un metro e ottantatré (bella statura anche per un nordico, allora), Bond guarda gli alleati americani con sufficienza e i nemici sovietici con cinismo; solo alle donne, di qualsiasi schieramento, va il suo interesse. Non più di quello però: ne sa qualcosa la più costante della sue innamorate, Miss Moneypenny, segretaria del capo dei servizi segreti inglesi.
Editi a partire dal 1953, i romanzi di Fleming saranno in edicola ogni sabato con il Giornale (euro 5,90 in più). Dopodomani uscirà Missione Goldfinger; seguiranno Licenza di uccidere (16 luglio), Una cascata di diamanti (23 luglio), Casino Royale (30 luglio), Dalla Russia con amore (6 agosto), Moonraker (13 agosto), Si vive solo due volte (20 agosto), Thunderball (27 agosto) e Vivi e lascia morire (3 settembre).
Il Bond del cinema più somigliante a quello della pagina non è quello di Sean Connery dei primi film, che ne ha accentuato l’ironia; è quello di Timothy Dalton, interprete di 007 zona pericolo (1987) e 007 vendetta privata (1989), entrambi di John Glen. Altre caratteristiche - insolenza nei duelli verbali, eccellenza nelle arti marziali - sono di tutti i film, oltre che di tutti i libri della serie, dove affiorano anche i gusti, ormai proverbiali: Bond esige per la prima colazione uova bollite per tre minuti e quarantacinque secondi; in serata beve solo champagne Dom Perignon di annate ben definite e bourbon Old Grandbad.
Nemico principale di Bond è la Spectre di Ernst Stavro Blofeld. Questo nome - non proprio albionico - compendiava la diffidenza degli insulari per i continentali, nemico sempre, sotto la Francia di Napoleone, la Germania del Kaiser e del Führer, sotto l’Unione Sovietica di Stalin e Krusciov.
Come altri scrittori popolari (la Christie, Simenon...), Fleming accoglieva volentieri nei suoi libri gli stereotipi britannici che potevano portargli lettori in patria. Lo sommava alla sua xenofobia, all’epoca ritenuta normale.
Sempre di Fleming e Kevin McClory è stata la prima sceneggiatura su 007: scritta nel 1958, col titolo James Bond, Secret Agent, doveva diventare un film; invece diventò romanzo nel 1960 col titolo Thunderball. Il film relativo uscirà solo nel 1965 a firma di Terence Young, per essere rifatto nel 1983 da Irvin Kershner, col titolo Mai dire mai.
Ma i primi tentativi di portare Bond sullo schermo erano ancora precedenti, della metà degli anni Cinquanta. Ci provarono Alexander Korda e Gregory Ratoff, ma i progetti erano troppo costosi per una Gran Bretagna ormai senza Impero. I mezzi necessari li avevano solo gli americani, che produssero infatti Licenza di uccidere, protagonista Sean Connery, Mister Universo 1950.
Prima però di finire sul grande schermo, il personaggio di Bond era passato per quello piccolo negli Stati Uniti alla fine degli anni Cinquanta, con un telefilm avente Barry Nelson protagonista e Peter Lorre antagonista. Ma nessuno gli fece caso.