Champions amara, il Milan spreca pure l’omaggio dell’arbitro

I rossoneri dominano il Bayern ma, nonostante un rigore a loro favore inventato da Baskakov, si fanno raggiungere a tempo scaduto. Ottima prova degli uomini di Ancelotti che però, nella seconda parte della ripresa, calano fisicamente

Milano - Il Milan, e lo sciagurato Dida, dilapidano una fortuna. La fortuna di un doppio vantaggio vanificato dagli artigli di un difensore poco abituato al gol, Van Buyten. Meritato il primo, al culmine del tempo migliore, offerto su un piatto d’argento, dall’arbitro inesperto e incapace, il secondo (rigore trasformato da Kakà). La difesa del Milan, tornata banda del buco, va incontro a un paio di corto circuiti e due volte si lascia raggiungere da un Bayern che è tutto tranne uno squadrone, senza attaccanti degni di tale fama. Tra gli errori da mettere sul conto del Milan anche il mancato colpo da ko nella prima parte della ripresa: un gol buono, tolto a Gilardino, e un errore sotto porta di Kakà sono i rimpianti che adesso possono diventare rimorsi. La qualificazione è appesa a un filo, adesso. Come accadde all’Inter col Valencia, per saltare fuori dall’angolo, ci vuole un miracolo: deve vincere la prossima settimana, in Baviera. Forse è meglio pensare ad altro, al quarto posto in palio sabato con l’Empoli.

Il meglio, del Milan, arriva nella parte finale della prima frazione. Il frutto maturo del vantaggio cade dall’albero della sfida negli ultimi minuti che scoprono i berlusconiani occupare in modo stabile la metà campo tedesca e imporre alle trame d’attacco sequenze efficaci. Da subito, Oddo, sul binario di destra, mostra di avere il piedino fatato: suo l’angolo che consente ad Ambrosini di «battezzare» Rensing, sostituto di Kahn, suo il cross scodellato sulla testa di Gilardino poco abile nell’indirizzare la palla lontano dalla sagoma del portiere di giallo vestito, suo infine il cross che Pirlo, di testa, trasforma in un beffardo pallonetto capace di chiudere la corsa sotto la traversa al 41. Quindici minuti col piede sull’acceleratore e il Milan guadagna il meritato vantaggio, fino a quel punto reclamato dal solitario spunto di Ambrosini e da altre velleitarie iniziative che risentono dello schieramento a una sola punta almeno fino a quando Seedorf e Kakà non entrano negli ingranaggi del gioco. Gilardino, poi, nella circostanza non tiene una, due, tre pallette comode per il dai e vai con Kakà e il pubblico di casa si spazientisce, a ragione in verità, deprimendo il giovanotto che non a caso sbaglia a due passi dalla meta il golletto. La tensione e l’attenzione sono decisamente più alte di quelle mostrate in recenti circostanze. Solo Dida, impegnato per l’unica volta nel tempo da un tiro neanche velenoso di Ottl, si mostra poco reattivo. A chi pensa? Oddo ha piedi ispirati, Jankulovski non risparmia energie, Ambrosini è utilissimo nel dettare il pressing e dietro, in difesa, la coppia migliore, Nesta e Maldini, tengono botta. Persino Seedorf si spende, fisicamente, come mai fino a ieri sera.

Il vantaggio consente ad Ancelotti di giocarsi a modo suo la ripresa, aprendo valichi sui fianchi dello schieramento tedesco dove far scattare il serramanico del contropiede. Uno di questi, lancio di Pirlo, scatto di Gilardino fermato in fuorigioco (ma lui continua, segna e si «becca» il cartellino giallo che gli vieterà di partecipare al ritorno), si presta alle discussioni di casa nostra. L’arbitro russo, maltrattato da Rummenigge alla vigilia, ne resta forse condizionato. Di sicuro in un caso, lo scatto di Kakà prima del gol (con Lucio che gli va sugli stinchi e devia la palla), pende dalla parte dei tedeschi. Il rigore d’ordinanza ci sta tutto. Nell’altro caso è il suo assistente ad assumersi l’onere della prova del fuorigioco. L’errore commesso nel primo tempo lo induce più tardi a commettere uno sfondone: Lucio sbarra la strada, pulito, a Kakà, colpisce la palla, e Baskakov prende un abbaglio assegnando il rigore del 2 a 1. Hitzfeld perde Sagnol (caviglia) e richiama Podolski per dare nerbo e identità a un attacco poco incisivo, Ancelotti offre a Inzaghi, accolto dall’ovazione del suo popolo, l’ultimo tratto di strada. Il mancato raddoppio rossonero tiene il risultato sul ciglio del burrone. In uno degli assalti finali, il Bayern si ritrova a cavallo. Esce dall’area Maldini, il cross corretto da Makaay all’indietro, segnala l’intervento fuori tempo e per niente efficace del solito Dida con la correzione a colpo sicuro di Van Buyten. È lui, l’eroe del Bayern nella notte milanese. Durante il recupero va avanti in cerca di gloria e l’agguanta sull’ultimo pallone utile che schizza da una mischia. Dida è sul palo a fare la guardia: la palla gli passa dove c’è appena lo spazio. È il 2 a 2 finale che orienta la qualificazione dalla parte dei tedeschi.