Champions, fuori la Juve Il leone Drogba la gela

Bianconeri raggiunti due volte dal Chelsea, a cui viene negato anche un
gol regolare. Ranieri audace col tridente, poi toglie Trezeguet e lo fa
infuriare. Nedved subito ko. Rammarico del tecnico: <strong><a href="/a.pic1?ID=334916">&quot;Dovevamo segnare all'andata&quot;
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Torino - Il leone è Drogba: azzanna e divora. La Juve aveva i denti, ma s’è dimenticata di tirar fuori le unghie. Pareggio e fine dell’avventura. Il calcio inglese le macchia ancora il pedigree. La Juve ha segnato, ma la difesa ha tradito come sempre. Stavolta ci si è messo pure Buffon che, solo nel finale, ha ritrovato l’antico fuoco, evitando il 3-2 che sarebbe stato un po’ beffardo. Ma non ingiusto. Drogba ha segnato due gol validi, l’arbitro ne ha visto solo uno. Non va dimenticato. La Juve ha difetti costituzionali: per innescare le punte sue ci vuol sempre un miracolo, mai la giocata d’autore che nessuno ha nei piedi. Ieri ha provato le tre punte. Non è servito.

L’azzardo di Ranieri ha pagato per 40 minuti. Poi è bastato che i gattoni del Chelsea si sgranchissero un po’ per mandare Buffon e la difesa in tilt. Ranieri ha provato subito col tridente, Nedved, Marchisio e Tiago a centrocampo, una Juve da metter paura anche a se stessa. Ma il Chelsea è ancora una squadra da lavori in corso. Hiddink ha infilato in formazione Essien, un convalescente di successo dopo sei mesi di assenza. E la mossa ha pagato. Partita in certi momenti da sbadigli se non fosse che la Champions, l’atmosfera serale e lunare, il tifo caldo dello stadio, tensioni e suggestioni, rendono tutto più attraente. E così è stato.

La Juve ha riprovato la maledizione Champions che attanaglia Nedved: due botte nel giro di sette minuti e il ceco di rabbia ha dovuto lasciar la compagnia. Se i segnali vogliono dire qualcosa, la Juve ha intravisto la fine della storia. Pur facendosi la bocca dolce dopo 19 minuti, quando la straordinaria intesa d’attacco fra Trezeguet e Iaquinta ha prodotto il gol che valeva il ripensamento su critiche e dubbi circa la formazione juventina. In quell’azione (Trezeguet aggancia e serve Iaquinta in progressione prepotente) s’è visto il meglio del calcio moderno: abilità e astuzia del francese, potenza e abilità dell’italiano. Serviti gli inglesi, che ci vedevano solo leoni sdentati. Meglio dare un’occhiata alle loro difese sventate, come nell’occasione.

Per la Juve gol rassicurante, iniezione di ottimismo ed energia. Il gran faticare, talvolta a vuoto, dei centrocampisti è stato un refrain. Ma poi il pasticciaccio è venuto dalla difesa: Buffon in testa. Il Chelsea ha continuato a giocare con tranquillità invidiabile. Anelka assenteista, Drogba in agguato. Lampard si è sempre ritrovato fra i piedi Tiago. Il resto della squadra molto abbottonato. Finché Drogba non ha provato la “puntata” su punizione ed ha mandato la Juve in tremore. Tiro e palla parata dentro. Ma per l’arbitro fuori. Buon per Buffon, ma non per la sua coscienza. Ed i suoi riflessi che, poco più tardi, hanno confermato la sonnolenza: Lampard ha mollato la sventola, incocciato un piede di Tiago e la traversa. Essien sveglissimo, ha messo nel ridicolo Chiellini, Molinaro e il portiere.

Il pari è stato un funesto rintocco per le speranze juventine. L’assetto della difesa una scommessa a perdere che la ripresa ha confermato. La squadra ha remato cercando di ritrovare la luce nella partita. Ranieri ha giocato con i cambi, togliendo forse i due che non dovevano uscire: Iaquinta e Trezeguet, che si infuria parecchio. Un bel colpo di mano di Belletti ha permesso a Del Piero la bella figura nel tirare il rigore e alla Juve l’ultima speranza. Chiellini ha commesso l’ennesimo tradimento facendosi espellere e Drogba è stato implacabile in uno dei pochi sfondamenti in area che si è concesso. Chiudendo la sfida come l’aveva cominciata a Londra: da mattatore.