Champions, Inter ko e botte da orbi Storica impresa della Roma a Lione

I giallorossi vincono in Francia e approdano ai quarti: strepitoso gol di Mancini. <a href="/a.pic1?ID=162050" target="_blank"><strong>L'Inter non riesce a segnare a Valencia</strong></a>. Gigantesca rissa finale al Mestalla: <strong><a href="/media.pic1?ID=90" target="_blank"><font color="#ff6600">guarda le immagini</font></a></strong>. L'Uefa apre un'inchiesta, Navarro si scusa: &quot;<strong><a href="/a.pic1?ID=162168" target="_blank">Ho perso la testa</a></strong>&quot;

Lione - È la notte di capitan Totti (un gol e un assist), è la notte dell’impresa. Un’impresa degna dei veri gladiatori e ottenuta su un campo della città dell’antica Gallia occupata dall’imperatore Giulio Cesare. Lione umiliato in casa propria, come non accadeva da quattro anni e mezzo e diciotto partite nell’Europa che conta di più. Strabuzzano gli occhi gli oltre duemila tifosi giallorossi accorsi allo Stade de Gerland: la Roma vola ai quarti di Champions league e lo fa con una facilità quasi insperata, ma con le armi che Spalletti aveva chiesto alla sua squadra: carattere, personalità, attenzione. Primo tempo da manuale con due gol all’attivo (ma potevano essere quattro senza gli errori dell’arbitro Mejuto Gonzalez e del suo assistente Gallardo), secondo di sofferenza con un maestoso Doni ma anche con la giusta cattiveria senza però colpi bassi. Lione annichilito, sorpreso e incapace di reagire in maniera seria almeno fino all’inizio della ripresa.

L’odore dell’impresa romanista si respira sin dai primi minuti, l’atteggiamento della squadra di Spalletti non è certo quello dell’andata: meno tensione, mente più libera e velocità nelle azioni. In più una difesa blindata dal muro Mexes-Chivu e dalle prodezze di un Doni in condizioni straordinarie. Tutto il gruppo romanista gira al massimo, non perde la testa nel finale in cui il Lione gioca un po’ più duro, forse innervosito dalla piega sfavorevole che ha preso il match.
La Roma orfana dell’elemento con più esperienza europea, Christian Panucci, che dà forfeit all’ultimo minuto per l’influenza, inizia con il piglio della grande. Spiazzando un Lione pronto a una partita d’attacco. In realtà il vero spettacolo lo regala la formazione giallorossa, capace di andare in gol dopo sei minuti. Peccato che il colpo di testa di De Rossi venga vanificato dal fischio di Mejuto Gonzalez che punisce un fallo inesistente di Totti. Il Lione si impaurisce e prova una timida reazione, che si concretizza in un enorme possesso palla (oltre il sessanta per cento) e nelle giocate di Juninho e Abidal. Ma la Roma è troppo determinata ed è da manuale l’azione del gol che mette in discesa la partita: lancio di Chivu, cross pennellato da Tonetto, Totti schiaccia di testa anticipando Cris e segna il gol numero undici in Champions, il quarto stagionale. La rete che sognava lui e i tifosi innamorati del capitano, che mette la sua zampata nella serata più importante.

la svolta, la Roma non commette l’errore di arretrare il baricentro e il Lione non riesce a reagire. Perrotta viene fermato in fuorigioco mentre corre verso Coupet e non si capisce il motivo. Il lungo lancio di Totti che pesca Mancini per il secondo gol (umiliato, con un doppio-triplo-quadruplo passo alla brasiliana, Reveillere) chiude virtualmente il match, gli ingressi di Wiltord, Kallstrom e Benzema sono positivi ma improduttivi grazie agli interventi monstre di Doni.
La Roma resiste con l’orgoglio di chi sa di essere a un passo dalla grande impresa, il Lione rischia di buttarla in rissa nel finale (l’incerto Mejuto Gonzalez potrebbe anche estrarre qualche rosso). Giallorossi tra le prime otto d’Europa, un evento mai accaduto da quando esiste la Champions league (23 anni fa, l’anno della finale all’Olimpico, era ancora Coppa dei Campioni). Abbracci fra i calciatori della Roma, Mancini scambia la maglia con Juninho, stavolta il brasiliano migliore è stato quello dei giallorossi.